Parole d’acqua, le fontane di Torino si raccontano

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Cultura
  • Di Quotidiano Piemontese
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TORINOTorino città di fontane. In città ce ne sono tantissime, dagli storici Toret alle fontane monumentali, ognuna con una storia da raccontare. Alcune di queste si raccontano e vengono raccontate nella nuova raccolta di racconti di Neos Edizioni per la collana Di Arte in Arte.

Parole d’acqua è un viaggio tra diciotto fontane di Torino (e dintorni) che ci porta a conoscere la storia e le leggende che si nascondono dietro a flussi d’acqua che conosciamo bene (o che non abbiamo mai visto). Ci muoviamo dalla Fontana dei 12 mesi del Valentino alla Fontana Angelica, da quella del Melograno al Locus of Rain del Lingotto, dalla Fontana del Grand Rondeau a quella interattiva del Parco Di Vittorio, sistemata pochi anni fa.

I racconti sono come sempre molto vari. Ci sono fontane che osservano, altre che raccontano, altre ancora che sono teatro di misteri e leggende. Cambiano gli stili, cambiano gli autori, cambiano i generi. Non cambia il filo conduttore, che è un filo d’acqua, segno di vita e prosperità, uno dei simboli di questa nostra Torino.

I racconti sono di Rinaldo Ambrosia, Giovanni Balcet, Ada Brunazzi, Loredana Cella, Silvana Copercini Cazzaniga, Licia Guiati, Maria Montano, Eva Monti, Patrizia Monzeglio, Francesco Oriolo, Bruna Parodi, Aida Pironti, Giorgio Pogliano, Elisabetta Rava Granozio, Nella Re Rebaudengo, Franca Rizzi Martini, Franca Santagiuliana e Alessandra Zanettini. Abbiamo intervistato Franca Rizzi martini, che ha curato la raccolta.

L’intervista con Franca Rizzi Martini

Il viaggio di Neos nel mondo dell’arte piemontese ci porta tra le fontane di Torino. Che storie hanno da raccontare le nostre fontane?

Siamo arrivati al settimo numero della collana “Di arte in arte” che porta l’attenzione del lettore sulle opere artistiche torinesi e questa volta è toccato alle fontane, diciotto fontane che hanno tanto da dire. Il ventaglio delle proposte è ampio e vari sono i protagonisti che popolano i racconti ispirati a queste opere d’arte a cielo aperto. Antiche o contemporanee ognuna di esse non parla solo di acqua, ma di sentimenti, di gioie o dolori, di intimità, di indagini, amori e ricordi.

Come avete scelto autori e fontane?

Mio compito, in qualità di curatrice, è stato quello di individuare una cinquantina di fontane della città e dei dintorni e di proporle a diciotto autori che avevano già collaborato con la casa editrice. Ognuno di loro ne ha scelta una che lo ha ispirato e che è andata a costituire il nucleo del suo racconto. Il risultato è stato piacevole e di grande interesse, sia dal punto di vista letterario, con stili e generi diversi, sia da quello storico e artistico. Si tratta di narrativa, quindi frutto della fervida fantasia di ogni autore, ma con il corredo di una scheda tecnica che ne descrive le caratteristiche e che porta il lettore a conoscerle più a fondo.

Come sempre stili e generi sono molto diversi. Cosa incontriamo in questa raccolta?

Ogni autore porta con sé il proprio essere, il proprio stile, la propria visione del mondo, per cui il lettore si imbatte in un racconto storico che trae origini agli inizi del Settecento o in un amore contrastato, in un’indagine poliziesca o nei ricordi d’infanzia, in una gita scolastica dai toni ironici o in un dialogo fantastico fra due statue. Alcuni racconti, inoltre, contengono una denuncia contro l’incuria e il vandalismo che hanno offeso alcune fontane cittadine con sfregi e danneggiamenti dolorosi. Chissà che non servano a spingere la municipalità a ovviare a questa problematica…

Lavorando alla raccolta hai scoperto fontane che non conoscevi?

A dire la verità ne ho trovate alcune che non conoscevo, perché, a parte quelle canoniche che abbiamo tutti sotto gli occhi e che fanno parte della storia della nostra città, ho scoperto le fontane moderne, come quella cinetica del Lingotto che incanta nel suo perpetuo movimento o quella interattiva del Parco Di Vittorio che offre giochi d’acqua dinamici. Mi sono imbattuta pure nella settecentesca Fontana di Santa Chiara dell’omonima via, dalle linee nette e pulite, che aveva ispirato anche me per un possibile racconto, ma che, come responsabile della curatela, ho lasciato all’autrice che l’aveva scelta. Il mio racconto si è quindi focalizzato sulla Fontana del Nettuno della bellissima piazza centrale di Moncalieri.

Se dovessi suggerire una fontana da (ri)scoprire in città quale sarebbe?

Io consiglierei di tornare a guardare le fontane molto elaborate, come quella dei Dodici mesi del Valentino o quella di Nereide e dei Tritoni dei Giardini Reali. La profusione di particolari che le orna e che va scoperta poco per volta desta una grande meraviglia ed è proprio l’intendimento che ha la collana “Di arte in arte”, quello di far scoprire tante opere artistiche che il più delle volte passano inosservate agli occhi del cittadino distratto e frettoloso.

Che valore hanno le fontane in una città come Torino?

Le fontane in ogni città costituiscono dei punti nevralgici che non solo hanno lo scopo di abbellire piazze, strade e giardini, ma hanno anche il compito di rendere l’atmosfera più gradevole, l’aria più luminosa e di rinfrescare le temperature estive. Con il loro gorgoglio, provocato da zampilli e cascatelle, portano una nota rilassante e serena all’ambiente circostante, contribuendo ad aumentare il fascino nel contesto urbano. L’acqua è energia, movimento, suono, mormorio e in ogni luogo dove esiste una fontana viva e zampillante si raccolgono persone attratte da questi meravigliosi punti focalizzanti. In particolare Torino, città che da sempre è considerata nobile e raffinata, non potrebbe conservarsi nella sua essenza se fosse priva delle magnifiche fontane che aggiungono vita ed eleganza ai suoi quartieri.

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Quotidiano Piemontese

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