Pedagogia antimafia, all’UniCal siglato un Patto educativo contro la cultura mafiosa
- Postato il 24 febbraio 2026
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Pedagogia antimafia, all’UniCal siglato un Patto educativo contro la cultura mafiosa

All’Università della Calabria siglato il Patto educativo anti ‘ndrangheta promosso dal corso di Pedagogia antimafia
RENDE – «È tempo che i calabresi dismettano i panni di “sudditi” e tornino a vestire i panni di “cittadini”. È tempo di scegliere da che parte stare». È l’invito rivolto dal procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio a una folta e attenta platea di studenti del corso di Pedagogia dell’Antimafia dell’Unical, nel corso dell’incontro di studio promosso dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria in collaborazione – per la prima volta – con la Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro.
L'”ERESIA”
Un “Patto educativo contro la ‘ndrangheta”, quello siglato ieri, nell’Aula Solano dell’Unical, tra le due istituzioni, volto a sedimentare nelle giovani generazioni il germe della cultura antimafia. Una parte integrante del percorso intrapreso quasi 15 anni fa con la nascita del corso di studi ideato e guidato dal professor Giancarlo Costabile.
Un corso nato «quasi come un’eresia», per usare le parole del procuratore, nella sua accezione di “scelta”, poiché “eretico” è “colui che sceglie, che ama la verità”.
LA LECTIO DEL PROCURATORE
Nella sua lectio, il capo della Dda ha scelto di parlare agli studenti «non come magistrato», ma di portare la sua lunga esperienza sul campo maturata quasi interamente in Calabria, richiamando l’importanza del “fare memoria” dei luoghi, delle persone che hanno combattuto la mafia in prima persona e, soprattutto, di “scegliere” la strada giusta. Perché, se da un lato, le forze dell’ordine e la magistratura portano avanti una lotta non facile contro le organizzazioni criminali, complicata dall’utilizzo degli strumenti offerti dalle nuove tecnologie – criptofonini, bitcoin e chat di difficile accesso per gli investigatori -, l’azione punitiva dello Stato non sarà mai risolutiva della problematica della mafia.
NO ALLA RASSEGNAZIONE
«La strada da percorrere non è solo quella della repressione – ha affermato Curcio -. Quello che ciascuno di noi è chiamato a fare è un processo di “astrazione mentale” per combattere la cultura dell’“oramai”, del “tanto non cambierà mai niente”, della rassegnazione, del disinteresse sociale. Loro (i mafiosi, ndr) si nutrono soprattutto dei nostri silenzi, del nostro disimpegno sociale. L’antimafia nasce dalle nostre coscienze. Non dobbiamo portare il collare – ha aggiunto Curcio, riprendendo il pensiero del noto scrittore calabrese Corrado Alvaro – non dobbiamo stare al guinzaglio di nessuno. Questa terra non ha bisogno di supereroi, ma di ordinaria normalità; di prendere posizione e recuperare il senso etico della vita».
IL CONVEGNO
Ad aprire i lavori, coordinati dal professor Costabile, Raffaella Buccieri, docente di Arte e Iconografia cristiana all’Istituto “San Francesco di Sales” di Cosenza, che ha letto, interpretato e commentato il toccante discorso alla Veglia per Giovanni Falcone di Paolo Borsellino. Dopo i saluti istituzionali del procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, in collegamento da remoto, è stata la volta dei relatori i quali, a turno, hanno rimarcato, nel corso dei loro interventi, l’importanza della cultura e dell’educazione nella lotta alla ‘ndrangheta, in grado di formare cittadini liberi e consapevoli, che deve affiancarsi all’azione di contrasto messa in campo dalle forze di polizia, la quale, da sola, non è sufficiente.
DISPOSITIVO CULTURALE
Maria Mirabelli, direttrice del Dipartimento DiCES dell’Unical, ha sottolineato come l’università non sia solo un luogo di trasmissione di saperi, ma anche un presidio civile: in quest’ottica, il “patto educativo” non resterà soltanto uno slogan, sarà un dispositivo culturale in grado di formare persone che diventeranno costruttrici di legalità. «Come la “tela” di cui parlava Rocco Sciarrone, che continua a funzionare senza “ragno” – ha proseguito Mirabelli -, anche le relazioni mafiose continueranno a proliferare se non rompiamo questi meccanismi, queste disponibilità da parte della società civile. Dobbiamo rafforzare le istituzioni, costruire relazioni di fiducia».
PENSIERO CRITICO
Sul ruolo dell’università nella formazione del pensiero critico si è soffermata anche la coordinatrice del Corso di studi unificato in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche, Rossana Maria Rossi, riprendendo il pensiero di Danilo Dolci, secondo cui “Ciascuno cresce solo se sognato”, che oggi vuol dire «restituire alle persone la possibilità di immaginarsi diversamente, restituirgli parola, significa incidere sui percorsi di crescita e di cittadinanza».
L’AZIONE REPRESSIVA NON BASTA
Il questore di Cosenza, Antonio Borelli, nel parlare di «evento di straordinaria importanza», ha ribadito anch’egli come «la cultura è l’unico vero antidoto alla ‘ndrangheta, alle mafie». Ai ragazzi presenti, il capo della Polizia di Cosenza ha raccontato la propria esperienza nella piana di Gioia Tauro, dove «il boss decideva anche il prezzo dei mandarini, il contadino non era libero di decidere nulla perché il prezzo era imposto dalla ‘ndrangheta. Per dirimere le questioni ci si affidava a un vecchietto, ignorante, col bastone, don Antonio Pesce». Ecco perché l’«azione repressiva contro le mafie è solo una parte, la parte più importante è educare i giovani a stare dall’altra parte. Quando il cittadino si rivolge ai delinquenti e non allo Stato è una sconfitta per tutti – ha detto Borelli -, quando, invece, dimostra fiducia nei nostri confronti, è la più grande vittoria, ed è quindi importante essere credibili».
LE RAGIONI DEL PATTO EDUCATIVO
Un concetto ripreso dal capo centro Dia di Catanzaro, Beniamino Fazio che, nel suo appassionato discorso, ha spiegato loro come «negli ultimi vent’anni il nostro sforzo è stato ai massimi livelli, eppure la ‘ndrangheta è sempre lì». Allora, come cambiare questo stato di cose? La risposta è una sola: «Attraverso l’educazione, la cultura. La ‘ndrangheta non teme i convegni, teme le coscienze formate – ha spiegato Fazio -, perché voi sarete la futura classe dirigente. In Calabria abbiamo una ‘ndrangheta militare, organizzata gerarchicamente: sono tantissimi, ma sappiamo chi sono».
AREA GRIGIA
«Il problema è l’area grigia: professionisti, avvocati, poliziotti. Quindi, perché un patto educativo? Perché il talento non è sufficiente, che voi siate i migliori ingegneri o giuristi al mondo, non serve. Se continuerete a pensare che il problema sia solo delle forze dell’ordine, che non vi riguardi, non faremo mai passi in avanti. La ‘ndrangheta – ha chiosato Fazio – si sconfiggerà quando voi, classe dirigente del futuro, direte di no».
NO A SCORCIATOIE
Conclusioni affidate al Magnifico Rettore, Gianluigi Greco, che ha posto l’accento sullo scopo per il quale l’Università della Calabria è nata: quello di vedere nella cultura uno strumento di libertà, per creare un futuro diverso per questa terra. «Le scorciatoie non vanno rifiutate per paura della legge, ma per amore della vostra dignità», questo il monito di Greco, che ha poi evidenziato la necessità di una prospettiva pragmatica: l’importanza dell’azione di polizia e magistratura che tagliano i rami secchi, da un lato e, dall’altro, «il nostro ruolo che è quello di piantatori di alberi, la nostra è una lotta molto più lenta».
‘NDRANGHETA GRANDE RIMOSSO
‘Ndrangheta che è anche «il grande “rimosso” di questa regione, non se ne parla – ha continuato il Rettore – Ma da questa università deve uscire un’altra narrazione, che le cose si possono fare anche in un altro modo». Inevitabile il richiamo ad Andreatta, padre fondatore dell’ateneo, il quale diceva «“stiamo costruendo una tradizione di cultura”: ecco perché sentiamo così forte il peso del nostro ruolo – ha concluso -, perché dobbiamo aiutarvi a continuare a scegliere la tradizione della cultura».
La cerimonia si è chiusa con la consegna di targhe e omaggi agli ospiti.
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