Pensioni, ecco cosa cambia davvero: stop alle scorciatoie, assegni più leggeri e TFR dirottato
- Postato il 30 gennaio 2026
- Di Panorama
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Questo 2026 porta con sé alcune importanti novità sul tema pensionistico. La Legge di bilancio approvata a fine anno, infatti, delinea un quadro caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle uscite anticipate e, al contempo, da una spinta decisa verso la previdenza complementare.
Visto l’aggravarsi della crisi demografica, con il numero di lavoratori che da anni è in costante calo, l’obiettivo del governo appare duplice: da un lato, garantire la sostenibilità del sistema pubblico nel lungo periodo e, dall’altro, incentivare i lavoratori a costruire un secondo pilastro pensionistico per compensare la riduzione dei tassi di sostituzione futuri.
La fine delle “quote” e delle misure sperimentali
Una delle modifiche più rilevanti riguarda il mancato rinnovo di alcune forme di flessibilità in uscita che hanno caratterizzato l’ultimo triennio.
Con l’entrata in vigore della nuova manovra, si assiste all’addio definitivo a Quota 103 (62 anni di età + 41 di contributi) e Opzione Donna (pensione anticipata con ricalcolo contributivo per le donne). Queste misure, nate con carattere sperimentale, non sono state rifinanziate per il 2026, segnando il ritorno a criteri di accesso più rigidi.
Chi non ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 dovrà ora fare affidamento esclusivamente sulle regole ordinarie previste dalla Legge Fornero.
Parallelamente, è stata cancellata anche la norma sul “ponte tra le previdenze“, introdotta solo un anno fa, che permetteva ai lavoratori del sistema contributivo puro di utilizzare le risorse maturate nei fondi pensione per raggiungere più agevolmente i requisiti per la pensione anticipata.
La rivoluzione del TFR e il nuovo silenzio-assenso
La novità forse più dirompente della riforma riguarda il trattamento di fine rapporto e la sua destinazione. A partire dal 1° luglio 2026, infatti, scatta un nuovo meccanismo di silenzio-assenso per i neoassunti del settore privato.
I lavoratori avranno 60 giorni di tempo per dichiarare esplicitamente la volontà di mantenere il TFR in azienda o presso il fondo tesoreria dell’INPS. In assenza di una scelta espressa, il TFR verrà automaticamente destinato alla previdenza complementare collettiva prevista dai contratti nazionali.
Questa “adesione automatica” ha valore retroattivo dalla data di assunzione, obbligando il datore di lavoro a versare anche i contributi arretrati dei primi due mesi.
Inoltre, cambia la logica del comparto di investimento: il lavoratore silente non sarà più inserito nel comparto “garantito”, bensì in una linea di investimento coerente con la sua età e il suo orizzonte temporale.
Il valore dell’assegno e la tenuta del potere d’acquisto
Sul fronte dell’importo delle pensioni, la Legge di Bilancio 2026 conferma l’impianto della rivalutazione automatica per proteggere gli assegni dall’inflazione. La perequazione sarà piena (100%) per i trattamenti fino a quattro volte il minimo INPS, mentre per le fasce superiori è previsto un meccanismo di diminuzione progressiva.
Tuttavia, la vera sfida riguarda il tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra l’ultima retribuzione e il primo assegno pensionistico. Le stime indicano che, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, l’assegno pubblico potrebbe coprire solo il 60-70% dell’ultimo reddito.
In questo scenario, il ricorso alla previdenza integrativa diventa una necessità per mantenere un tenore di vita adeguato, potendo elevare il tasso di sostituzione complessivo fino all’82% per i dipendenti e al 76% per i lavoratori autonomi.
L’evoluzione dell’età pensionabile e la speranza di vita
Sebbene per il 2026 l’età per la pensione di vecchiaia resti fissata a 67 anni, la Legge di Bilancio conferma il meccanismo di adeguamento automatico alla speranza di vita che tornerà a produrre effetti a partire dal 2027.
Secondo le proiezioni attuali, il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 1 mese nel 2027, per poi raggiungere i 67 anni e 3 mesi nel 2028. Anche la pensione anticipata contributiva subirà un innalzamento dei parametri, rendendo l’uscita dal mondo del lavoro un traguardo sempre più lontano, specialmente per le nuove generazioni.
Per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti o gravose, restano comunque attive alcune tutele, come la conferma dell’APE Sociale (con requisito di 63 anni e 5 mesi) e le agevolazioni per il biennio 2026-2028.
Il trend delineatosi negli ultimi anni viene quindi confermato, la stabilità economica nell’età della pensione verrà sempre più affidata alla capacità del singolo di pianificare il proprio risparmio previdenziale.