Potenza, ex presidente Federcaccia nei guai
- Postato il 21 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Potenza, ex presidente Federcaccia nei guai

Federcaccia Potenza, ex presidente nei guai: Avrebbe staccato decine di assegni in suo favore per spese private. Il referente della sezione provinciale di Potenza tra il 2016 e il 2019 dovrà restituire 39mila euro.
POTENZA – Tra il 2016 e il 2018 avrebbe prelevato denaro dalle casse della sezione provinciale di Potenza della Federazione italiana della caccia staccandosi «decine di assegni bancari all’ordine “mio proprio” o “me medesimo”». E’ questa la contestazione per cui l’ex presidente provinciale della Federazione, S. R., è stato condannato a risarcire 38.654 euro all’associazione, «oltre interessi legali dal singolo prelievo al soddisfo», e 4.300 euro di spese legali. L’ammanco è stato scoperto nel 2019, dopo il commissariamento e l’arrivo ai vertici della sezione provinciale di un nuovo presidente.
EX PRESIDENTE DELLA FEDERCACCIA POTENZA: LA MANCATA TRASPARENZA E L’ASSENZA DEI BILANCI
Durante i tre anni del suo mandato, infatti, il 62enne potentino «non aveva provveduto a convocare il consiglio direttivo al fine della redazione dei bilanci preventivi e consuntivi, né aveva provveduto a convocare le assemblee per la loro approvazione». Nonostante «le reiterate richieste» sia dei consiglieri della sezione che del presidente regionale. «Seguivano l’invio di raccomandate (…) con le quali si chiedeva di chiarire quanto emerso dalle verifiche e lo si diffidava alla consegna della documentazione amministrativa, senza, però, alcun esito». Spiega la sentenza emessa nei giorni scorsi dal giudice Angelo Raffaele Violante. L’ex presidente provinciale è rimasto contumace a fronte dell’instaurazione del procedimento civile per accertare il credito dell’associazione nei suoi confronti. Convocato per rendere interrogatorio davanti al giudice, inoltre, avrebbe addotto per due volte «esigenze mediche». Poi la causa è andata in decisione.
L’ACCERTAMENTO DELLA RESPONSABILITÀ DEL PRESIDENTE
«Risulta indiscusso – si legge in sentenza, ndr – che vi sia stata un’appropriazione indebita di somme sottratte dal conto corrente bancario dell’associazione, quindi, sussiste la responsabilità di – onmissis – che in qualità di presidente e, quindi, di legale rappresentante dell’associazione – ed in quanto tale, responsabile della gestione operativa, dell’esecuzione delle delibere assembleari e del corretto funzionamento dell’ente – ha emesso assegni bancari in suo favore, tratti sul conto corrente dell’associazione, prelevando senza alcuna giustificazione ed in modo indebito somme di denaro».
LE FINALITÀ PRIVATE DEL DENARO SOTTRATTO
«Nella fattispecie, il convenuto-contumace- prosegue il giudice Violante – era effettivamente abilitato a spendere ilnome dell’associazione, in qualità di legale rappresentante della stessa, quindi, aveva la gestione dei suoi fondi che poteva utilizzare, fondi però finalizzati al raggiungimento dello scopo sociale e non potevano essere distratti per altri scopi estranei all’ambito operativo dell’associazione».
«- Omissis – ha prelevato negli anni 2016, 2017 e 2018, come provato dalla documentazione in atti, una somma considerevole pari ad euro 38.654,34, senza alcuna giustificazione, neanche successiva, di come quei prelievi si somme contanti di denaro fossero stati utilizzati, d’altra parte l’intestazione degli assegni tutti all’ordine: “mio proprio”, “me medesimo” e “ , non lasciano spazio a dubbi sulle finalità private e personale dell’uso delle somme prelevate dal conto corrente dell’associazione, quindi, sussiste la responsabilità del convenuto al risarcimento del danno per la la somma di quanto indebitamente ed illecitamente prelevato, poiché utilizzati per fini privati e non sociali».
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