Potenza, overdose di farmaci: al via il processo per la morte della 81enne Riviello
- Postato il 12 marzo 2026
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Potenza, overdose di farmaci: al via il processo per la morte della 81enne Riviello

Overdose di farmaci, processo al via a Potenza: In 7 dal gup per la morte della 81enne Maria Gabriella Riviello, madre dell’ex segretario Pd Lettieri. Imputati per omicidio colposo 4 medici e tre infermieri dal San Carlo.
POTENZA – Rischiano il processo in sette la morte di Maria Gabriella Riviello, l’81enne di Picerno, madre dell’ex sindaco d ed ex segretario regionale del Pd, Giovanni Lettieri, deceduta ad agosto del 2023 dopo aver trascorso un mese in coma. In seguito alla somministrazione di una dose eccessiva di sodio nel reparto di Nefrologia dell’ospedale “San Carlo” di Potenza. Ieri mattina davanti al gup Salvatore Pignata sono comparsi i difensori dei sanitari del San Carlo per i quali il pm Antonella Mariniello ha chiesto il rinvio a giudizio per l’accusa di omicidio colposo.
PROCESSO PER LA MORTE DELLA 81ENNE RIVIELLO: LE ACCUSE AI MEDICI E LA DINAMICA DEL RICOVERO
Si tratta di Giovanni Staffa, e Stefania Limauro, medici del Pronto soccorso, Luigi Pennino e Rosanna Spadola medici del reparto di Nefrologia, e tre infermieri del medesimo reparto: Pio Rocco Lorusso, Rosanna D’Aiuto e Giovanna Santarsiero. Stando a quanto accertato dagli inquirenti Riviello era arrivata in ospedale, il 5 luglio 2023, con un’iponatriermia, ovvero una significativa diminuzione della concentrazione di sodio nel sangue. Dopo l’avvio dell’infusione di soluzione ipertonica, secondo il pm, Staffa, Limauro, Pennino e Spadola avrebbero dimenticato di interromperla quando la concentrazione di sodio ha raggiunto, e poi superato «i livelli raccomandati (…) con un’imperita e imprudente sovracorrezione».
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L’ERRORE NELLA SOMMINISTRAZIONE E IL DANNO CEREBRALE
L’indomani mattina, quindi, Lorusso, D’Aiuto e Santarsiero avrebbero effettuato «una negligente erronea somministrazione farmacologica» di bicarbonato, «non conforme alla corrispondente prescrizione». In questo modo avrebbero causato «una disfunzione cerebrale grave» nella paziennte, e in finale la sua morte la morte. Laddove: «un idoneo trattamento dell’iposodiemia avrebbe evitato, con probabilità prossima alla certezza, | l’instaurarsi di una severa sindrome da demielinizzazione osmotica e, di conseguenza, l’exitus che ha rappresentato l’evento terminale dell’evoluzione fisiopatologica del grave disturbo neurologico instauratosi».
L’UDIENZA PRELIMINARE E LE ECCEZIONI DELLA DIFESA
L’udienza di ieri, 10 marzo 2026, è stata aggiornata per permettere la chiamata in corresponsabilità, a fini risarcitori, dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo. Non sono mancate, però, anticipazioni sui temi che saranno oggetto di discussione. L’avvocato Antonio Di Lena per conto di Santarsiero, D’Aiuto e Lorusso, in particolare, ha già annunciato l’intenzione di contestare l’utilizzabilità nei loro confronti dell’esito dell’autopsia condotta sul corpo dell’81enne. Trattandosi di un accertamento irripetibile, infatti, la procura avrebbe dovuto garantirne lo svolgimento nel contraddittorio con la difesa. Mettendo anche loro in condizione di nominare un consulente per assistervi. Subito dopo il decesso dell’81enne, però, i tre infermieri non erano stati iscritti sul registro degli indagati. A differenza dei medici del Pronto soccorso e del medesimo reparto di Nefrologia in cui prestano servizio.
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