Pubbliche assistenze, crisi dei volontari sempre più concreta: “Siamo in difficoltà soprattutto nel coprire i festivi e le notti”
- Postato il 1 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Provincia Savona. La carenza di volontari nelle associazioni di assistenza e soccorso della nostra provincia è una difficoltà concreta. Ma non è più un campanello d’allarme isolato, ma un problema strutturale che sta venendo a galla sempre con maggiore evidenza.
Una crisi strutturale non solo momentanea, con sempre meno persone disponibili a salire in ambulanza o a coprire turni h24. Una crisi che affonda le radici in una crisi più ampia, di livello nazionale, ma che giorno dopo giorno si rende sempre più tangibile anche sul nostro territorio provinciale.
Una crisi che mette in discussione la tenuta di un sistema basato specialmente sul volontariato da parte di cittadini pronti a mettersi al servizio dell’intera comunità. Ciò che viene sottolineato è la mancanza di volontari disposti a salire sulle ambulanze, a coprire i turni più gravosi (notte e festivi) e a garantire una presenza costante.
Una crisi generalizzata e le ragioni sono molteplici dai cambiamenti alle abitudini di vita alla scelta di dedicarsi ad attività di volontariato meno impegnative a livello di tempo e con meno responsabilità.
“Il tempo da dedicare alle attività di volontariato come le nostre è sempre meno – spiegano Carlo Casanova Bonello, direttore dei servizi della Croce Bianca di Savona e Alessio Salis, presidente della Croce Oro di Albissola Marina – i motivi principali sono due: in passato si andava in pensione dal proprio lavoro molto prima rispetto ai tempi odierni, e ciò consentiva di dedicarsi maggiormente alle attività di volontariato. Adesso si va in pensione quasi a 70 anni chi ha più voglia poi, dopo una vita a lavorare, di venire ad aiutarci?”.
“La seconda questione riguarda la qualità della vita e gli stipendi. Al giorno d’oggi diverse persone devono fare più di un lavoro per mantenere se stessi e le proprie famiglie, per cui diventa difficile trovare ulteriore tempo da dedicare alle associazioni di assistenza”, proseguono.
Carichi di lavoro importanti che diventano ancora più difficili da sostenere con la mancanza di volontari. “Ciò che ha ulteriormente influito, a mio parere, sulla carenza di volontari è stata la chiusura, sul territorio savonese, di diverse grandi ditte o aziende. I dipendenti lavoravano a turni e potevano così dedicare l’altra parte della giornata al volontariato – sottolinea Casanova Bonello – ora è tutto più complicato, è cambiato il tipo di lavoro”.
“In questo particolare momento riusciamo a “sopravvivere” anche grazie ai ragazzi che svolgono il servizio civile qui in Croce Bianca – spiega Carlo Casanova Bonello – ora disponiamo di 8 ragazzi ma a maggio finiranno il mandato e bisognerà aspettare qualche mese (fino ad ottobre ) per poterne accogliere altri. Per cui rimarremmo senza queste forze per 5 mesi“.
Quello che sottolinea il direttore dei servizi della Croce Bianca è la mancanza di persone di età media: “Abbiamo tante domande di studenti che vogliono venire a fare il volontariato da noi ma studiando la loro disponibilità è relativa – ci spiega – purtroppo mancando persone di età con fascia media abbiamo difficoltà a coprire i turni di notte e le festività”.
“In generale dovrebbe esserci almeno una squadra ma avendo poche persone disponibili e contate, basta che chi fa l’autista stia male o abbia un impegno e si creano difficoltà importanti. Bisogna fare i salti mortali per trovare un sostituto e a volte dobbiamo ricorrere ai dipendenti (per ora ne abbiamo 12 ma nel corso del 2026 ne assumeremo probabilmente altri) per coprire queste turnazioni”, afferma Casanova Bonello.
La Croce Bianca di Savona, per il tipo di lavoro e di attività che svolge è in difficoltà avendo 8 squadre per coprire h24 7 giorni su 7: “Ora come ora non si riesce più a mantenere una regolarità con le squadre, i giovani e i pensionati non riescono (per ovvi motivi) a garantire una continuità. Bisogna tenere conto che è anche cresciuto il numero dei servizi. Siamo arrivati a afre circa 1500 servizi al mese, una media di 50 al giorno“, prosegue.
Ad “aggravare” la situazione è il fatto che il percorso per arrivare a poter essere attivi l’emergenza è molto impegnativo e non è così immediato: “Il corso dura non mese e poi bisogna sostenere un esame impegnativo – spiega Casanova Bonello – è tutto più complicato, anche la burocrazia. Ad esempio da giugno per fare il servizio trasporti devi avere il brevetto BLSD, ovvero la certificazione che abilita all’uso del defibrillatore semiautomatico (DAE) e all’esecuzione delle manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) in caso di arresto cardiaco”.
“Noi abbiamo puntato molto sull’organizzazione, abbiamo messo su da tempo un ufficio che gestisce sia i volontari che i dipendenti – spiega Alessio Salis – da noi i turni sono settimanali, ogni fine settimana l’ufficio chiama tutti per vedere le disponibilità e organizzare le turnazioni. C’è grande disponibilità e sacrifici da parte di tutti: dipendenti (ne abbiamo 15) e volontari. Nel 2025 noi abbiamo svolto circa 25mila servizi“.
“Per noi le difficoltà ci sono sempre, sia nei turni diurni che quelli notturni ma cerchiamo sempre di coprire h24 e di avere tre squadre fra Savona e Albissola. Nella nostra organizzazione anche i dipendenti ruotano h24 e 365 giorni all’anno – aggiunge Salis – ci siamo diversificati negli anni proprio per tamponare il più possibile le difficoltà“.
Anche la Croce Bianca di Albenga è un esempio emblematico di questo cambiamento: “Anche noi abbiamo diverse difficoltà a coprire i turni festivi e quelli notturni – spiega Dino Ardoino, presidente della Croce Bianca di Albenga – noi facciamo circa 60 uscite al giorno e non è facile coprirle tutte”.
La Croce Bianca di Albenga nel 2025 ha svolto circa 19mila interventi, il 70% grazie ai volontari: “Abbiamo 14 dipendenti ma i volontari sono la nostra forza – spiega – le urgenze sono soprattutto fatte da loro”.
La carenza dei volontari è un problema tangibile e ad aggravare anche più la situazione per la Croce Binaca di Albenga è l’assenza del pronto soccorso nella città ingauna: “Adesso ci vogliono 2-3 ore per coprire un’urgenza visto che dobbiamo trasportare il paziente all’ospedale di Pietra Ligure non potendo recarci ad Albenga. Tra che andiamo e torniamo da Pietra Ligure ci ballano almeno 2 ore per cui capite bene che la scarsità di personale incide anche su questo. Abbiamo le squadre fuori per le urgenze per molto più tempo”, spiega Ardoino.