Riaperto il caso sulla morte di David Rossi: così si rafforza l’ipotesi dell’omicidio

  • Postato il 10 marzo 2026
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David Rossi, l’ex capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, la sera del 6 marzo 2013 tornò a casa uscendo dalla finestra del suo ufficio: il tonfo fu archiviato come suicidio. Ma l’altro giorno una commissione parlamentare d’inchiesta ha concluso che Rossi fu assassinato: la Procura, come se avesse altro da fare, ha dunque dovuto riaprire il caso per la terza volta. I consulenti forensi della commissione ipotizzano che Rossi sia stato aggredito nel suo ufficio, spinto verso la finestra, tenuto nel vuoto (“forse per intimidirlo”: io per intimidire qualcuno cito Kierkegaard) e poi lasciato cadere.

Le ferite al volto, comprese quelle al labbro e al naso, sarebbero compatibili con la pressione contro i fili antipiccione del davanzale; le contusioni alla testa e alla tempia indicherebbero colpi o un contatto violento con una barra metallica; ma le lesioni a polsi e ascelle, incongrue rispetto a una semplice caduta, rafforzano l’ipotesi di omicidio. Le nuove conclusioni, insomma, contraddicono le indagini precedenti (se lavorassi in quella banca passerei la giornata abbracciato al termosifone).

La Procura di Siena aveva archiviato il caso due volte come suicidio, citando le lettere di addio, l’assenza di dna di altre persone e l’ufficio in ordine (vuoi fare un omicidio perfetto? Non dimenticare lo Swiffer). Anche una prima commissione parlamentare, nel 2022, aveva escluso l’omicidio, pur individuando alcune anomalie (Rossi s’aggrappò alla sbarra: suicidio con backflip alla Olga Korbut?). I periti avevano concluso per il gesto volontario: Rossi si era buttato (Pinelli: “Sicuro”). La nuova inchiesta si basa su analisi più approfondite: per gli investigatori alcune parti della ricostruzione precedente non reggono e non tutte le lesioni possono essere spiegate dal semplice impatto al suolo.

Tuttavia il caso resta aperto: non esistono prove dirette — dna, testimoni, immagini inequivocabili — che dimostrino la presenza di aggressori (di aggressori dilettanti, almeno). Le tre lettere di addio, considerate autentiche, accreditano la tesi del suicidio; e nessuno ha riferito di aver sentito rumori sospetti quella sera (nessun rumore: che gli assassini fossero bibliotecari? Mimi? Trappisti cistercensi?). E’ certo che Rossi non morì subito: tutte le indagini concordano sul fatto che rimase vivo per circa 20 minuti dopo la caduta, durante i quali cercò disperatamente di chiamare le Iene.

Perché l’allarme non sia stato dato immediatamente resta uno degli aspetti più inquietanti della vicenda; anche i movimenti delle persone che si avvicinarono al corpo nei 10 minuti successivi per dare un’occhiata e andarsene hanno dello sbalorditivo. Alla luce delle conclusioni della commissione, la Procura di Siena ha acquisito tutti gli atti raccolti negli ultimi due anni e riaperto il fascicolo per una terza stagione. La famiglia Rossi, che ha sempre contestato la tesi del suicidio, ha accolto con favore il rinnovo della serie, ma alcuni esponenti politici ritengono che l’inchiesta dovrebbe essere affidata a un ufficio giudiziario diverso, dato che sono note le criticità accumulate nelle prime inchieste dalla medesima Procura.

Oggi la lettura più diffusa tra chi ha riesaminato la vicenda non è più quella di un suicidio, ma quella di una morte che coinvolse altre persone: un’aggressione o un’intimidazione “sfuggita di mano” (la metafora è raccapricciante, ma bisogna ammettere che è indovinata). Insomma, balle, balle, balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?

Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere

182) È vero che John Wayne a volte baciava il suo cavallo dopo una scena western, ma non è vero che lo facesse con trasporto.

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