Scontri a Torino, Lo Russo in Consiglio: “La città ferita nella sua identità civile”. Parte civile contro i violenti
- Postato il 2 febbraio 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Torino fa i conti con le ferite, materiali e simboliche, lasciate dagli scontri di sabato scorso. Nella seduta del Consiglio comunale del 2 febbraio 2026, il sindaco Stefano Lo Russo ha ricostruito in aula quanto accaduto durante la manifestazione che ha portato in città adesioni da diverse parti d’Italia e dall’estero, annunciando la costituzione del Comune come parte civile nei procedimenti contro i responsabili delle violenze e proponendo una civica benemerenza per due agenti di polizia protagonisti della drammatica sequenza del pestaggio.
La ricostruzione dei fatti e il piano di sicurezza
Il primo cittadino ha ricordato come l’evento fosse «ampiamente preannunciato» e come fosse stato predisposto un Piano operativo integrato per garantire incolumità pubblica, tutela delle infrastrutture e continuità dei servizi essenziali, recependo le indicazioni della Questura.
I tre cortei sono partiti alle 14.30 «in maniera pacifica e senza danneggiamenti» e si sono ricongiunti in corso Cairoli, raggiungendo – secondo quanto riferito – circa 20mila persone, per poi dirigersi verso corso Regio Parco. Una parte dei manifestanti ha però deviato verso l’ex centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita.
È in quel momento che, secondo la Questura, la situazione è degenerata: circa 1.500 persone avrebbero dato vita a due ore di attacchi contro le Forze dell’Ordine, utilizzando scudi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e artifici pirotecnici lanciati anche con tubi artigianali. Il bilancio parla di oltre 100 agenti feriti.
Tre gli arresti (due in flagranza e uno in flagranza differita), mentre altre 24 persone sono state denunciate. I costi preventivi e di ripristino dei danni sono stimati in circa 164mila euro.
“Violenza senza nulla di politico”
«Torino è stata ferita», ha dichiarato Lo Russo, parlando di danni ai quartieri e agli spazi pubblici ma soprattutto di una lesione all’“identità civile” della città. Le violenze, ha sottolineato citando Norberto Bobbio, «non hanno nulla di politico, nulla di ideale e nulla di nobile». E ancora: «Non c’è niente di rivoluzionario nel colpire in dieci un agente di Polizia».
Il sindaco ha annunciato che la Città si costituirà parte civile «a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo». Ha inoltre proposto una civica benemerenza per l’agente Alessandro Calista, colpito durante gli scontri, e per il collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso, come riconoscimento simbolico a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine «che hanno operato in condizioni difficilissime».
Lo Russo ha anche rimarcato come, a suo dire, tutte le forze politiche abbiano preso le distanze dalle violenze «senza ambiguità» e ha difeso i manifestanti pacifici: «Non si può far ricadere su di loro tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza».
Stato, prevenzione e “spinta anti-sistema”
Nel suo intervento il sindaco ha chiesto che «lo Stato sappia intervenire e prevenire quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto», sostenendo che «gli scontri non nascono sabato sera» e che lo sgombero di Askatasuna «non ha evitato le violenze». Ha invitato a evitare «semplificazioni e strumentalizzazioni», inserendo gli episodi in una più ampia «spinta anti-sistema» fatta di frammentazione, disagio e rabbia, «in forme nuove, disordinate, talvolta contraddittorie».
Sull’immobile di corso Regina Margherita 47, il sindaco ha ribadito che «tornerà nella piena disponibilità della Città» e che non sarà lasciato vuoto o abbandonato.
Parafrasando Aldo Moro, Lo Russo ha richiamato la politica alla responsabilità verso il futuro e le istituzioni: «Usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile». In chiusura: «La città è stata violentata dai violenti, ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore».
Il dibattito in Sala Rossa: scontro politico su Askatasuna e Avs
Il dibattito consiliare ha evidenziato una forte polarizzazione.
Dai banchi del centrodestra, Federica Scanderebech (Forza Italia) ha parlato di «problema di legalità e ordine pubblico» non più ignorabile, chiedendo al sindaco un segnale netto di distanza da Avs. Sulla stessa linea Giuseppe Catizone e Fabrizio Ricca (Lega), che hanno accusato una parte della maggioranza di ambiguità verso le frange antagoniste. Enzo Liardo e Ferrante De Benedictis (FdI) hanno indicato in Askatasuna un nodo politico irrisolto, parlando di coperture e di una manifestazione organizzata per destabilizzare la città. Pierlucio Firrao e Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) hanno evocato il rischio di un’escalation se la sinistra non isolerà i violenti, mentre Domenico Garcea (FI) ha chiesto l’estromissione di Avs dalla maggioranza e le dimissioni dell’assessore Rosatelli.
Dal fronte della maggioranza e delle forze civiche, Andrea Russi e Valentina Sganga (M5S) hanno espresso solidarietà a forze dell’ordine e giornalisti, ma hanno ricordato la presenza di molti manifestanti pacifici e il rischio di restringere gli spazi di dissenso. Claudio Cerrato (PD) ha invitato a non minimizzare né strumentalizzare, sottolineando la solidarietà ai residenti di Vanchiglia, agli operatori dell’informazione e ai manifestanti non violenti. Posizioni simili sono arrivate da Simone Fissolo (Moderati), Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista), Tiziana Ciampolini (Torino Domani) ed Elena Apollonio (DemoS), che hanno condannato le violenze ma messo in guardia da letture semplificate e da ulteriori tensioni.
Critica invece la posizione di Silvio Viale (+Europa, Radicali), secondo cui quanto accaduto era prevedibile e frutto di una regia che avrebbe portato a Torino esperienze di guerriglia maturate altrove.
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