Stop alle chat criptate, a rischio i processi ai narcos della ‘ndrangheta
- Postato il 23 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Stop alle chat criptate, a rischio i processi ai narcos della ‘ndrangheta

Il gup di Catanzaro congela le chat criptate di Sky Ecc nel procedimento Ostro contro il clan Gallace, processi ai narcos a rischio
CATANZARO – Un’ordinanza della gup distrettuale di Catanzaro Danila Gilda Romano potrebbe mettere a rischio i processi contro i narcos della ‘ndrangheta. Per la prima volta in Italia, la giudice ha accolto un’istanza difensiva volta a garantire il “diritto di contestazione” rispetto alle indagini condotte dalle autorità francesi che erano riuscite a bucare la piattaforma Sky Ecc. Il servizio digitale è uno dei meccanismi di comunicazione anonima preferito oggi dai narcotrafficanti in tutto il mondo. Lo hanno acclarato alcune delle più importanti inchieste antimafia degli ultimi anni.
LA COSCA GALLACE
La questione è stata sollevata dagli avvocati Alessandro Bavaro, Giuseppe Gervasi, Mauro Ruga e Vincenzo Sorgiovanni nel corso dell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta che un anno fa portò all’operazione Ostro. È l’inchiesta con cui sarebbe stato svelato il forte legame tra la potente cosca Gallace, stanziata a Guardavalle, nel Catanzarese, ma con ramificazioni in Lazio e Lombardia, e l’amministrazione comunale di Badolato poi sciolta per infiltrazioni mafiose. Una cosca al centro di una rete internazionale per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di narcotici dal Sudamerica.
DIRITTO DI CONTESTAZIONE
Gli avvocati, in particolare, chiedono di poter accedere agli atti sottesi alle indagini condotte in Francia al fine di garantire l’accesso ai diritti connessi, in primis quello di “contestazione”. Chiedono, inoltre, l’accertamento dell’avvenuta notifica dell’avviso di esecuzione dell’Oie (Ordine europeo d’indagine). Ciò consentirebbe agli interessati di «adire nella corretta sede – lo Stato di esecuzione – i dovuti e previsti rimedi giurisdizionali». La gup richiama, nella sua ordinanza, le disposizioni che regolano l’attuazione delle direttive europee. E in particolare il paragrafo 7 dell’articolo 14 del decreto legislativo 108/2017. “Un organo giurisdizionale, qualora consideri che una parte non sia in grado di svolgere efficacemente le proprie osservazioni in merito a un elemento di prova… deve escluderlo al fine di evitare una violazione”.
IL SERVER DI RIBBEAU
Insomma, lo strumento di cui i legali chiedono l’attivazione, anche se estraneo al procedimento trattato in Italia, consentirebbe di cercare rimedio, “seppur differito”, al “pieno esercizio del diritto di difesa” e all’aspirazione ad un “processo equo” nello Stato in cui si è formata la prova. Vale a dire in Francia, poiché il server utilizzato dagli inquirenti era collocato a Ribbeau. Da lì gli investigatori d’Oltralpe, mediante la procedura Oei, avvalendosi delle chiavi di decriptazione confluite nei loro server, sono riusciti a bucare le comunicazioni intercorse tra gli indagati attraverso l’impiego di criptofonini. L’autorità giudiziaria italiana è stata poi informata nell’ambito del sistema di cooperazione investigativa europea.
LE SEZIONI UNITE
Si tratta di una questione diversa da quella su cui, nel 2024, si erano pronunciate le Sezioni Unite della Cassazione. In precedenza, i supremi giudici avevano escluso l’utilizzabilità processuale in quanto mancherebbe il legittimo consenso del titolare dei dati visto che chat e algoritmo di decriptazione erano stati acquisiti in modo occulto dalle autorità inquirenti francesi. Quindi, di fatto, senza il consenso della Sky Global, la società che deteneva i dati. Essendosi formate varie posizioni giurisprudenziali, la questione era stata rimessa all’esame delle Sezioni Unite.
PROVA CIRCOLARE
Secondo le Sezioni Unite, ai fini dell’emissione dell’ordine europeo di indagine per l’acquisizione delle chat, «non occorre la preventiva autorizzazione del giudice». Si applica la disciplina del sequestro che prevede la possibilità che questo atto probatorio venga adottato direttamente dall’organo inquirente. Il trasferimento dei dati – cioè dei messaggi su chat di gruppo scambiati con sistema cifrato – rientra nell’acquisizione di atti di un procedimento penale.
NUOVO ORDINE D’INDAGINE EUROPEO
La gup Romano sottolinea che le nuove obiezioni difensive si muovono su un piano diverso, che attiene ai diritti fondamentali da far valere dinanzi allo Stato di emissione. Rimane, infatti, “impregiudicata” la regolarità dell’operato dello Stato di emissione nell’acquisizione dei dati richiesti con Oie e dello Stato di esecuzione nella fase del riconoscimento dell’ordine ricevuto. Le doglianze della difesa attengono, infatti, all’aspetto “prettamente esecutivo”. La gup ha annunciato pertanto che emetterà con un separato provvedimento un ordine d’indagine europeo.
‘NDRANGHETA LEADER
La questione potrebbe avere riflessi sui processi ai signori della droga in corso non solo in Calabria. Parliamo di un mercato che, secondo gli ultimi rapporti, fattura oltre 30 miliardi di euro l’anno. Un mercato in cui la ‘ndrangheta è leader internazionale, grazie ai suoi broker in grado di stringere accordi con i cartelli criminali di mezzo mondo. Intanto, dalle intercettazioni in cui i boss si congedavano durante i summit per proseguire su Skype le loro operazioni illecite, il passo è stato breve ed oggi è sempre più diffuso l’impiego di criptotelefoni da parte di esponenti di sodalizi di criminalità organizzata di matrice campana, calabrese, siciliana ed anche straniera, in particolare albanese.
MAXI PROCESSI A RISCHIO
Nuovi scenari si sono aperti dopo che milioni di conversazioni tramite criptofonini, acquisite dagli inquirenti e depositate in oltre 70mila dispositivi sparsi nel mondo, sono state ritenute utilizzabili dai supremi giudici. Un patrimonio inestimabile di conoscenze rischiava però di andare sprecato ed è dovuta intervenire la Cassazione per salvare i processi. Ma adesso spunta una nuova, controversa questione che potrebbe riverberarsi sui maxi processi contro la ‘ndrangheta come “Eureka” e “Aspromonte Emiliano”, scaturiti da inchieste delle Dda di Reggio Calabria e di Bologna, solo per citarne alcuni. Processi che in molti casi hanno portato a pesanti condanne.
500 MILIONI DI CHAT
Grazie alla decriptazione massiva di milioni di comunicazioni a favore delle autorità giudiziarie europee, uno spaccato di conoscenze senza precedenti sul modus operandi delle organizzazioni criminali è oggi a disposizione degli inquirenti. Soltanto per la piattaforma SkyEcc sono state decriptate 500 milioni di chat. A “bucare” le piattaforme criptate sono state per prime le polizie di Francia, Olanda e Regno Unito. Un tema su cui è intervenuto spesso il procuratore Nicola Gratteri. Perché c’è da riflettere sui ritardi negli investimenti nell’investigazione scientifica proprio da parte dell’Italia, che pure rappresenta un modello nell’attacco globale alla ‘ndrangheta.
L’OPERAZIONE EMMA95
Operazione “Emma95”, la chiamarono, quella con cui nel 2017 la polizia olandese e la gendarmeria francese, e le rispettive autorità giudiziarie, misero sotto la lente il sistema di criptofonia Encrochat. Le autorità transalpine riuscirono a decifrare i messaggi e a decriptare le chat generate da migliaia di utenti in tutto il mondo. Ma l’operazione venne interrotta nel giugno 2020, quando la società erogatrice si rese conto che i suoi servizi erano stati compromessi.
LA TASK FORCE DI EUROPOL
A questo punto, nell’ambito di una Squadra investigativa comune, fu istituita una task force operativa presso Europol per consentire la condivisione dei dati acquisiti con i Paesi maggiormente interessati dall’uso illegale di questi telefoni, come Germania, Svezia, Norvegia, Belgio, Spagna, Irlanda e Regno Unito. La gendarmeria francese e le forze dell’ordine di diversi Paesi, con il supporto di Eurojust, eseguirono così circa 1800 arresti, sequestrarono più di venti tonnellate di droga e recuperarono oltre un centinaio di armi da fuoco. I dispositivi EncroChat individuati erano circa 70mila di cui 4.500 in Italia. Circa il 90% delle comunicazioni riguardava il traffico di droga, principalmente cocaina, il trasporto verso l’Europa, l’estrazione e lo stoccaggio nei porti di arrivo. Oltre al traffico in container marittimi, le chat menzionavano anche spedizioni per via aerea.
L’OPERAZIONE ARGUS
Nel 2021, invece, le autorità francesi, belghe e olandesi, misero a segno l’operazione Argus grazie alla violazione, in questo caso, dei server della piattaforma criptata Sky Ecc (i dispositivi configurati erano circa 140mila di cui 15.000 in Italia). Anche in questo caso, il monitoraggio delle chat consentì di eseguire decine di arresti, sequestrare circa 20 tonnellate di stupefacenti, numerose armi da fuoco e milioni di euro. Da allora non si contano le maxi indagini sul narcotraffico internazionale che non possono fare a meno di acquisire le conversazioni tramite i criptofonini, che ormai entrano perfino in carcere. Lo ha dimostrato, per fare un esempio, nell’aprile 2024, un’inchiesta della Dda di Genova, che ha sgominato traffici di droga dal Sudamerica per 25 milioni di euro. Affari che oggi si conducono grazie alla condivisione criptata di comunicazioni. Ma le inchieste rischiano, nuovamente, di venire azzerate.
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