Strangolò la compagna, il 52enne Franco Pettineo si uccide in carcere a Cremona

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Il primo suicidio in carcere nel 2026 è avvenuto nel giorno dell’Epifania nella casa circondariale di Cremona dove a dicembre si era già tolto la vita un educatore. Franco Pettineo, 52 anni, detenuto in attesa di giudizio per il femminicidio della compagna Sabrina Baldini Paleni, 56 anni, uccisa il 13 marzo dello scorso anno nella loro abitazione di Lambrinia di Chignolo Po (Pavia), ha scelto di impiccarsi nella sua cella. L’uomo, interrogato dopo aver tentato la fuga, aveva confessato di aver ucciso la compagna strangolandola.

Il cappellano don Roberto Musa, interpellato da ilfattoquotidiano.it, ha dichiarato: “Quanto accaduto ci coinvolge. Forse io stesso non sono stato in grado di dedicargli il tempo di cui avrebbe avuto bisogno. Non siamo riusciti a cogliere eventuali segni di disagio che magari ha fatto trapelare prima di arrivare a questa decisione”. Per il prete che da anni si dedica quasi a tempo pieno a coloro che stanno dietro le sbarre il problema nelle carceri è legato alla solitudine, alla carenza di personale nell’area trattamentale e alla mancanza di progettualità per la fase post detenzione: “Il sovraffollamento non è sinonimo di compagnia. C’è la fatica quotidiana di elaborare quanto è accaduto, di comprendere il vissuto”.

La situazione del carcere di Cremona è allarmante secondo Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa: “A Cremona 606 detenuti sono stipati in 384 posti (+58%), la mancanza di agenti, appena 208 quando ne necessiterebbero almeno 335 (-38%), le deficienze strutturali e infrastrutturali, le carenze sanitarie, le difficoltà organizzative, ma anche politiche gestionali non garantiscono una guida certa. Da anni in quella casa circondariale mancano sia il direttore sia il comandante titolari, circostanza che, al netto della dedizione e delle indubbie capacità degli attuali facenti funzioni, non consente una progettazione di ampio respiro e, inevitabilmente, imprime un senso di precarietà complessiva”. Anche il cappellano riconosce la carenza di personale ma aggiunge: “Anche se ci fossero il doppio degli agenti chi in carcere vuole compiere un gesto così trova il modo e il tempo per farlo. Spesso sono stati i compagni di cella a scongiurare una tragica fine perché solo loro conoscono i tormenti che si consumano nelle ore passate dietro la porta blindata”.

La prossima settimana Pettineo sarebbe dovuto comparire nuovamente davanti alla Corte d’assise di Pavia per il processo in corso. Il 2025 si era concluso con 78 ristretti e quattro operatori che si sono suicidati. Il 2026 si apre con un nuovo suicidio.

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Il Fatto Quotidiano

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