Sulla SFM1 soppressi 1139 treni in un anno: l’inchiesta de L’Unica che fotografa il collasso del pendolarismo ferroviario a Torino
- Postato il 11 marzo 2026
- Cittadini
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Un treno che non parte non è solo un ritardo, è un pezzo di vita che va in pezzi: così comincia l’inchiesta di L’Unica, che racconta una realtà tanto materiale quanto frustrante per migliaia di persone che ogni giorno si spostano tra i comuni del torinese e il capoluogo.
Numeri che raccontano un disagio quotidiano
Secondo i dati raccolti dall’Agenzia della mobilità piemontese e citati dall’inchiesta, sulla linea SFM1 (Rivarolo–Torino–Chieri) sono state cancellate oltre mille corse nel 2025: una media di quasi tre treni al giorno che non partono.
Nel 2025 sono state 1.139 soppressioni delle corse.
Di queste, 324 sono legate a scioperi, ma oltre 800 non hanno a che fare con agitazioni sindacali.
Nel solo gennaio 2026 si sono registrate 89 soppressioni, di cui 27 per sciopero.
Numeri che, nelle ore di punta, si traducono in banchine piene, partenze saltate, orari sconvolti e studenti o lavoratori costretti a trovare alternative – spesso l’automobile privata.
Una linea strategica… che non funziona
La SFM1 non è una tratta qualsiasi: collega centri come Settimo Torinese e Moncalieri a Torino, servendo migliaia di pendolari tra studenti, impiegati e lavoratori. È parte integrante del trasporto metropolitano. E invece, denunciano gli amministratori locali, da anni soffre di cancellazioni, ritardi e convogli sovraffollati.
Per il consigliere regionale Alberto Avetta, numeri così alti non sono più giustificabili con i soli scioperi. Servono risposte chiare su cause strutturali, problemi di infrastrutture e organizzazione del servizio.
Le storie dei pendolari: non è un caso isolato
Il fenomeno raccontato da L’Unica trova conferme anche al di fuori di quella linea. A Torino e nel Piemonte si registrano da tempo ritardi ripetuti, cancellazioni e disservizi:
- Sindaci della Valle di Susa hanno protestato in treno per denunciare disagi continui sulla linea Torino–Bardonecchia, lamentando che ritardi e cancellazioni sono «un’abitudine» e che Rfi (la società che gestisce la rete) rifiuta il confronto.
- Recenti difficoltà sulla direttrice Milano–Venezia hanno causato ritardi fino a 150 minuti, con ripercussioni anche sui collegamenti verso Torino.
- Interventi su infrastrutture importanti come la linea Torino–Milano comportano cancellazioni e sostituzioni con autobus durante i lavori programmati.
- In molte tratte regionali, pendolari raccontano difficoltà quotidiane: convogli che spariscono all’ultimo, tempi di attesa incerti e l’incapacità di sapere se un treno arriverà o meno.
Un rischio concreto: l’abbandono del treno
Se il problema fosse solo di numeri, potrebbe essere letto come statistica. Ma dietro ogni treno cancellato c’è una storia: un cittadino che perde ore di lavoro, uno studente che arriva in ritardo a scuola o un lavoratore costretto a ripiegare sull’auto. Per gli amministratori del Chierese, il rischio è che sempre più persone rinuncino al treno, con conseguenze sull’ambiente, sul traffico e sulla qualità di vita della città.
Perché succede?
L’inchiesta e le testimonianze indicano alcune cause principali:
- Criticità strutturali delle linee regionali, con guasti e limiti tecnologici.
- Gestione dei lavori infrastrutturali, che spesso comporta cancellazioni prolungate.
- Scioperi e problemi organizzativi, che incidono in modo significativo sulle corse.
- Scarsa comunicazione e risposte istituzionali lente o insufficienti.
Una sfida aperta
Dietro i freddi numeri si nasconde un progetto di mobilità che fatica a decollare. Il trasporto su rotaia, cardine di una mobilità sostenibile e alternativa al traffico cittadino, rischia di essere percepito come inaffidabile. Come commenta L’Unica, «si tratta ormai non di un disagio, ma di una disfatta» se non si interviene in modo organico e tempestivo.
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