Trapianto con cuore danneggiato, il papà di Domenico: «I medici sparirono»

  • Postato il 26 febbraio 2026
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Trapianto con cuore danneggiato, il papà di Domenico: «I medici sparirono»

Parla il papà di Domenico e evidenzia che il trasporto del cuore per il trapianto avvenne in un frigo da mare. Gli investigatori indagano tra Napoli e Bolzano.


NAPOLI – «Ho visto delle foto incredibili: ma erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo? Io lo sentivo che finiva male». È un racconto intriso di rabbia e strazio quello di Antonio Caliendo, il papà di Domenico, il bambino di soli pochi anni morto sabato scorso al Monaldi dopo un trapianto di cuore che si è trasformato in un incubo giudiziario e sanitario.

IL MONDO ADDOSSO: LA DOPPIA TRAGEDIA DI DICEMBRE

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Antonio ripercorre i momenti in cui la sua vita si è sgretolata. «Tutto è iniziato la sera tra il 22 e il 23 dicembre scorso. Quella stessa mattina era morto mio padre, Antonio. Poche ore dopo, scoprimmo la grave malattia di mio figlio. In 24 ore mi è caduto il mondo addosso». Il piccolo Domenico soffriva di una cardiomiopatia dilatativa. Nonostante la fiducia iniziale nei medici, Antonio confessa di aver avuto un sinistro presagio proprio la sera del ricovero per il trapianto: «Eravamo vicino alle macchinette del caffè e dissi al mio amico Lello: «Sento qualcosa di strano, me lo riporto a casa mio figlio!». Lui mi disse che per Domenico cominciava una vita nuova. Invece, dopo Capodanno, i medici sono spariti tutti. Nessuno ci diceva più niente».

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DOPO IL TRAPIANTO DI CUORE E LA MORTE DI DOMENICO, ARRIVA L’ISPEZIONE A BOLZANO E LE FOTO DEL “FRIGO DA SPIAGGIA”

Mentre la famiglia piange il suo “ometto coraggioso”, vestito per l’ultimo viaggio con cravatta e coppola, come il nonno, l’inchiesta accelera. Gli ispettori del Ministero della Salute sono arrivati ieri, 25 febbraio 2026, all’ospedale di Bolzano per ricostruire l’iter dell’espianto e del trasporto. Il punto focale resta quella foto agghiacciante: un comune box termico blu con manico arancione, di quelli usati per le bibite al mare, con la scritta a pennarello “S. OP. C. CHPED”. All’interno, il ghiaccio secco che avrebbe danneggiato l’organo per l’eccessivo freddo durante il tragitto verso Napoli.

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INDAGINI E ATTESA PER L’INCIDENTE PROBATORIO

La Procura di Napoli sta analizzando i cellulari dei 7 indagati, un numero destinato a crescere dopo che i Nas di Trento hanno acquisito l’elenco di tutto il personale coinvolto a Bolzano. Si attende l’incidente probatorio: la decisione del GIP per l’autopsia, fondamentale per accertare le cause del decesso e liberare la salma per i funerali. Giuseppe Limongelli, ex responsabile della gestione cardiologica, ha chiarito tramite il legale di essersi dimesso proprio perché tenuto all’oscuro delle fasi cruciali del trapianto. Nonostante il dolore, Antonio non si arrende: «Sono un combattente come mio figlio. Avrai giustizia, gli ho promesso prima che morisse». Insieme all’avvocato Francesco Petruzzi, la famiglia darà vita a una Fondazione dedicata a Domenico per aiutare i bambini che soffrono. «Non è giusto che muoiano come è morto mio figlio».

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