Un tir mi ha tamponata: lui un graffietto, la mia auto è da rottamare. La Svizzera non è più il paese di Heidi

  • Postato il 28 agosto 2025
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Il più bel panorama da cartolina si è trasformato in un mezzo inferno. Heidi e le sue caprette mi sorridono, finché un siluro su ruote — venti tonnellate di camion — non mi solleva come una scatoletta di tonno. Un tir carico scendeva a 70 km/h su una strada di montagna: in discesa, piena di curve, lungo la Schnoriedstrasse, fino a Saanen, antico borgo medievale nella vallata dove atterrano i Falcon dell’Albinati Aeronautics, eccellenza dell’aviazione privata.

Di Saanen capoluogo fa parte Gstaad, l’eremo dei veri ricchi per le agevolazioni fiscali. L’abc del codice della circolazione internazionale dice chiaro: un camion pesante deve procedere lentamente, per la sicurezza di tutti. La velocità ridotta aiuta il controllo del veicolo, specialmente in curva. Ma quel camion andava a 70. Altro punto chiave: un carico pesante aumenta l’inerzia del veicolo, rendendolo più incline a sbandare: rallentare aiuta a compensare questo effetto. Un carico pesante ha un tempo di frenata più lungo.

La polizia arriva subito. “È ferita?” “No”. “Chiamiamo l’ambulanza?”. “No.” “Ma sta sanguinando dalla testa…”. “È poca roba.” Poi inizia la tragicommedia burocratica. “Ha la patente?” “Certo.” “Con patente italiana non può guidare un’auto con targa svizzera.” Lo dice con tono solenne un poliziotto baffuto alla Salvador Dalì. Cortese solo in apparenza. Per lui, la colpevole sono già io.

“Non ha rispettato lo stop.” “Andava troppo piano.” Fermiamoci un attimo. Primo: ho anche una patente svizzera, tanto per gradire. Secondo: mi sono fermata allo stop, altrimenti non sarei qui a scriverne. Terzo: dalla curva è sbucato il camionista, e non si vedeva nulla: un cespuglio rigoglioso fino alla strada ostruiva la visuale. Sua e mia.

Di chi è la colpa? Del giardiniere? Il camion correva a 70 km/h. A bordo, lo speed detector segnalava la velocità. Il poliziotto difende a oltranza: “Poteva andare fino a 80… E lei era troppo lenta.”

Signor agente, non ho una Ferrari. E da ferma, allo stop, non posso passare da 0 a 70 km/h in venti metri. Il mostro da 15-20 tonnellate mi è venuto addosso. Ha frenato, sì, ma troppo tardi. Ha lasciato una strisciata di pneumatici di 30 metri come prova inconfutabile. Il mio primo pensiero va a Gioia, il mio black flat coated retriever, trema ma sta bene. Respiro profondo. Chiedo di sottopormi al test alcolico. “Non serve, si vede che è sobria.”

Non parlo tedesco. La polizia mi fa firmare un verbale in tedesco. Non so cosa ho firmato. Sto ancora aspettando la copia. E mi fa pagare una multaccia di 450 franchi. Dice il poliziotto: per paper work (ossia una pila di carte che mi fa firmare).

Danni: il tir? Un graffietto. La mia auto? Da rottamare. A Napoli te la sistemerebbero con 2.000 euro. In Svizzera? Meglio comprarla nuova. La manodopera costa troppo (a parte quando fanno orologi a cucù).

Contatto Antonio Urgese, amico dell’amica, pugliese (del Sud, dunque mi fido). Gestisce una compagnia di noleggio ad Aigle. Mi conferma: conviene comprarla nuova. Le auto da rottamare, qui, le aggiustano, ridanno loro una nuova verginità e poi le mettono all’asta dell’usato. Io intanto mi affido ad Allianz, la madre di tutte le assicurazioni.

La Svizzera paese contraddittorio, di grande civiltà e immense ipocrisie. E Heidi, che non abita più nel paese delle meraviglie, si rilegge il mio pamphlettino: Te la do io la Svizzera (prefazione di Peter Gomez, introduzione di Gianni Barbacetto). Perché la Svizzera i buchi non ce li ha solo nel formaggio Emmental.

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