Una Corte d’appello degli Stati Uniti dichiara “illegali” i dazi di Trump. Il presidente annuncia ricorso

  • Postato il 30 agosto 2025
  • Politica
  • Di Blitz
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Colpo di scena sul fronte commerciale internazionale: una Corte d’appello federale ha stabilito che la gran parte dei dazi imposti dall’amministrazione Trump è illegale. La decisione, arrivata con 7 voti favorevoli e 4 contrari, mette in discussione l’intero impianto delle politiche doganali costruite dall’ex presidente come strumento cardine della sua strategia economica.

Nella motivazione, i giudici hanno chiarito: “La legge conferisce al presidente un’autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un’emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare”.

L’impatto della sentenza potrebbe essere enorme: non solo rivedere i rapporti con Cina, Canada e Messico, ma anche rimettere in discussione gli accordi negoziati con l’Unione europea. Tuttavia, la decisione non avrà effetto immediato: l’entrata in vigore è prevista dal 14 ottobre, concedendo a Trump il tempo di presentare ricorso alla Corte Suprema.

Il tycoon non ha perso occasione per reagire con durezza su Truth Social. “Se questi dazi venissero mai eliminati, sarebbe un disastro totale per il Paese. Ci renderebbe finanziariamente deboli e dobbiamo essere forti. Gli Stati Uniti non tollereranno più enormi deficit commerciali e dazi doganali e barriere commerciali non tariffarie ingiuste imposte da altri”, ha scritto. E ha aggiunto: “Se lasciata in vigore, questa decisione distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d’America”.

L’Unione europea e la linea rossa sul digitale

Mentre oltreoceano si accende lo scontro legale, l’Europa prende posizione. La vicepresidente della Commissione europea e responsabile Antitrust, Teresa Ribera, ha ribadito che Bruxelles non intende fare concessioni sul fronte digitale. “Possiamo essere gentili, educati, cercare di trovare soluzioni per risolvere problemi e discrepanze, ma non possiamo accettare qualsiasi cosa ci venga chiesto”, ha dichiarato in un’intervista al Financial Times.

Ribera ha sottolineato che, nonostante la disponibilità dell’Ue a ristabilire un rapporto di fiducia con Washington, restano limiti invalicabili: “Dovremo attenerci ai limiti che abbiamo fissato sin dall’inizio. Uno è il riconoscimento della nostra capacità di proteggere gli interessi e i diritti dei nostri consumatori”.

Il tema tocca direttamente i giganti tecnologici americani, spesso accusati di approfittare del mercato europeo senza rispettarne le normative. “Le imprese americane stanno ottenendo grandi profitti da questo mercato, ma sono soggette alle stesse leggi e regolamenti di qualsiasi altro attore”, ha aggiunto Ribera.

Il presidente francese Emmanuel Macron, affiancato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha rincarato la dose, avvertendo: “Se tali misure fossero adottate, equivarrebbero a una forma di coercizione e richiederebbero una risposta degli europei”.

Nuovi dazi sui piccoli pacchi e le prime conseguenze

Mentre la battaglia legale prende forma, negli Stati Uniti sono già entrati in vigore nuovi dazi che colpiscono i piccoli pacchi provenienti dall’estero. Fino a ieri, le spedizioni sotto gli 800 dollari (circa 690 euro) erano esenti; ora, invece, saranno tassate al loro ingresso. Unica eccezione: i pacchi regalo con valore inferiore ai 100 dollari.

Il meccanismo prevede due possibilità: pagare la tariffa doganale ordinaria prevista per il Paese d’origine, oppure un importo fisso compreso tra 80 e 200 dollari, soluzione valida solo per i primi sei mesi di applicazione.

La misura ha avuto un impatto immediato sul commercio internazionale: molti operatori postali hanno deciso di sospendere temporaneamente le spedizioni verso gli Usa, in attesa di chiarimenti. Tuttavia, con la sentenza federale che potrebbe ribaltare l’intera impalcatura doganale, anche queste nuove regole rischiano di essere messe in discussione.

 

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