Videogame, serie tv, reality: la fine del mondo è multimediale

  • Postato il 23 gennaio 2026
  • Cultura
  • Di Libero Quotidiano
  • 1 Visualizzazioni
Videogame, serie tv, reality: la fine del mondo è multimediale

L'universo della saga di Fallout che molti videogiocatori amano è crudo e violento: in un futuro che non si è mai liberato degli stilemi degli anni Cinquanta la fusione nucleare è usata per ogni cosa, dal tostapane all’automobile. In questo modo atomico, come nel film Fail-Safe, a prova di errore, film di Sidney Lumet del 1967: una testata parte per sbaglio, forse lanciata da una multinazionale suprematista, è l’apocalisse nucleare. Pochi eletti si salvano, in ibernazione nei Vault, rifugi antiatomici strutturati come città. I superstiti si svegliano molti anni dopo il conflitto e, nella Giornata della Rigenerazione escono dal rifugio con il compito di ripopolare il pianeta. Nei videogiochi della serie, il cui l’ultimo, Fallout 76, è un multiplayer online dov’è possibile giocare con altri umani, la parte nel Vault è sempre il tutorial, permette di personalizzare il personaggio e sceglierne le abilità, ma cosa accadrebbe se invece fosse una specie di Grande Fratello con il rifugio antiatomico al posto della Casa? Se lo sono chiesti i creatori di Fallout Shelter, che da vault manager diventerà presto reality tv su Prime Video.

La software house di Fallout, Bethesda Game Studios, già produttrice della serie tv Fallout, sta creando un universo crossmediale, inserendo i personaggi dello show di Prime, Lucy e il Ghoul, con i volti di Ella Purnell e Cooper Howard in tutti i titoli rilasciati. È un vero e proprio universo, unico per coerenza narrativa, grazie al fatto che Jonathan Nolan (fratello di Christopher, impegnato con l’Odissea) che ha confezionato il progetto è appassionato della serie e che Todd Howard, capo dei Bethesda Game Studios, è produttore esecutivo.

 

 

[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45946785]]

 

Ma non è l’unico caso d’ibridazione fino alla creazione di un universo integrato: lo hanno fatto anche i Naughty Dog, L’ software house di The Last of Us, divenuta serie di punta di HBO Max in sole due stagioni, sfruttando al massimo l’aura paterna di Pedro Pascal. La terza stagione della serie in cui il mondo è stato devastato da una pandemia fungina svilupperà il personaggio di Abby amatissimo e odiatissimo dai videogiocatori, dicendoci forse dove va dalla fine del secondo videogioco The Last of Us: Parte 2, intrecciando ancora di più la narrazione videoludica e quella televisiva, anche perché il terzo capitolo ha un futuro ancora più incerto della testosteronica antagonista, attesa che i Naughty Dog colmano continuando a fare remastered dei due titoli.

Se c’è una saga nella storia del cinema, e dei videogame, che ha fatto dell’eterno ritorno nietschiano il suo mantra, è quella di Tomb Raider. Dopo aver ispirato gli U2 con Elevation ed Angelina Jolie nel 2000 (ma già anche Eugenio Finardi con Amami Lara), per poi riprovarci con un corpo da premio oscar, quello di Alicia Vikander. ora ritorna con Sophie Turner. Nata con Trono di Spade, cresciuta con gli X-Men prima che la Marvel li re-inglobasse nel suo garage di supereroi, le prime immagini della Turner vestita da Lara richiamano i primi tempi: occhialini rotondi, lycra turchese, pantaloncini nanometrici e coppia di pistole. C’è da aspettarsi che gli sceneggiatori le facciano dire «Ah, ah!» facendola chinare a favore di camera per raccogliere una reliquia dorata, in tempo per promuovere due nuovi videogiochi annunciati: Tomb Raider Legacy of Atlantis, nuovo remake del primo storico titolo e Tomb Raider: Catalyst che proverà a far ritornare la serie sotto i riflettori, dei gamer non del cinema.

Si tratta sempre di narrazione ibride, che attraversano media diversi e s’influenzano a vicenda, creando un ecosistema collegato nel quale ogni attore coinvolto, non solo gli attori, vede crescere esponenzialmente visibilità e profitti milionari. Per questo motivo Hollywood è sempre più propensa a prendersi una pausa dai maxi schermi per schermi più piccoli e interattivi. Keanu Reeves tra un John Wick è l’altro è stato Johnny Silverhand, rocker terrorista in Cyberpunk 2077 e ha supplicato gli sviluppatori, i CD-Project Red di farlo tornare nel seguito. Seguito che uscirà tra qualche anno in quanto i polacchi sono impegnati col seguito di The Witcher, da non confondersi con la serie Netflix con Henry Cavill. L’attore di Superman, appassionatissimo del videogioco e dei libri che l’hanno ispirato, ha pregato Netflix di scritturarlo (ma non avrà dovuto supplicare poi tanto). Cyberpunk 2077 è poi diventato una serie su Netflix, Cyberpunk: Edgerunners e poi una serie di manga che ampliavano l’universo che in origine, ancora prima del videogame, era un gioco da tavolo focalizzandosi sugli aspetti del world building che più avevano affascinato i giocatori.

 

 

[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45927742]]

 

Un game designer che non ha mai nascosto il suo amore per il cinema, Hideo Kojima, papà di Metal Gear, quando ha potuto, con i due titoli di Death Stranding ha coinvolto attori come Norman Reedus, Lèa Seydoux, Mads Mikkelsen, Guglielmo Del Toro, Elle Fanning e George Miller. Anche l’universo pensato da Kojima diventerà un’anime prodotto da Netflix e una serie di albi per espandersi oltre il suo media, come i progetti futuri. È l’eterno ritorno, su media diversi.

 

 

[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45913615]]

 

Continua a leggere...

Autore
Libero Quotidiano

Potrebbero anche piacerti