Zelensky‑Trump, bilaterale positivo ma nessun accordo: cosa resta da decidere
- Postato il 22 gennaio 2026
- Estero
- Di Agi.it
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Zelensky‑Trump, bilaterale positivo ma nessun accordo: cosa resta da decidere
AGI - Dopo una sortita al Forum di Davos in dubbio fino a ieri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si trova in mano un bicchiere pieno a meta'. Il bilaterale di un'ora con l'omologo americano, Donald Trump, è stato "positivo", spiega il leader di Kiev ai cronisti. La partita sulle sospirate garanzie di sicurezza statunitensi per scongiurare in futuro una nuova aggressione russa è stata conclusa e manca solo la firma sulle carte. La questione che resta da risolvere è sempre la stessa, quella dei territori orientali pretesi da Mosca. Il presidente russo, Vladimir Putin, vuole tutto il Donbass.
Anche le aree del Donetsk (il Lugansk è ormai quasi del tutto occupato) ancora difese da Kiev. Bastioni come Slovyansk e Kramatorsk, snodi cruciali della munitissima linea di fortificazioni eretta dopo la perdita della Crimea nel 2014. Se ai russi fosse concesso di varcarla, sarebbero liberi di dilagare. Questi argomenti sono stati pero' appena toccati nel precedente intervento dal palco del World Economic Forum, una ramanzina di inattesa durezza nei confronti di un'Europa entrata, parole sue, in "modalità Groenlandia".
Nei giorni scorsi i missili russi hanno inferto colpi pesantissimi alle infrastrutture energetiche del Paese, lasciando milioni di persone senza luce e riscaldamento con temperature che la notte toccano i quindici gradi sotto zero. Ma l'attenzione dei leader europei (con qualche significativa eccezione, come il presidente polacco Karol Nawrocki) appariva tutta concentrata sul caso Groenlandia, facendo finire in secondo piano un conflitto che dura da quattro anni e ha mietuto le vite di centinaia di migliaia di soldati su entrambi i fronti. A dire il vero, stamane la guerra in Ucraina era tornata di colpo in cima all'agenda di Davos dopo l'annuncio, nella notte, di un compromesso sulla grande isola artica dai termini ancora poco chiari (Trump ha assicurato che gli garantirà "accesso totale"). Una colazione di lavoro sull'Ucraina stamane ha riunito al tavolo, tra gli altri, l'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff; il segretario generale della Nato, Mark Rutte; il presidente finlandese, Alexander Stubb, e i primi ministri di Belgio e Paesi Bassi, Bart De Wever e Dick Schoof.
Rutte ha sottolineato che "il sostegno militare all'Ucraina deve continuare" e che, se Kiev resistera' fino alla primavera, "si troverà in una situazione più forte". Stubb si è detto addirittura convinto che Mosca verrà sconfitta, alla luce del numero di uomini che starebbe perdendo in avanzate lentissime.
Il presidente ucraino appare, nondimeno, visibilmente irritato nei confronti di cancellerie che per 24 ore sembravano essersi dimenticate di lui per discutere di un'indipendenza strategica che, ha avvertito, al momento è solo una velleità. Perché l'Ue, oggi, nelle parole di Zelensky, è "un caleidoscopio bello ma frammentato di piccole e medie potenze", invece che "un potere globale in grado di difendere la libertà". E a guidarla sono governi che hanno spesso "un problema di mentalità" e "sono europei ma non sempre per l'Europa", probabile riferimento a governi filorussi come quelli di Budapest e Bratislava (infatti il premier ungherese Viktor Orban si è sentito chiamato in causa e ha reagito con insulti).
A dimostrare questi limiti, secondo Zelensky, è stata proprio la crisi groenlandese, dove l'Ue è sembrata "persa" nella speranza che "Trump cambi". Ma è l'Europa che deve cambiare, avverte Zelensky, non Trump che "la ama ma la vuole diversa", ovvero "capace di difendersi da sola".
In sintesi: l'Europa deve diventare una grande potenza, con un esercito unico, ma allo scopo di collaborare con Washington da una posizione meno subordinata, non di allontanarsene.
"Tutti hanno rivolto l'attenzione alla Groenlandia, ed è chiaro che la maggior parte dei leader non sa cosa fare al riguardo. E sembra che tutti stiano solo aspettando che l'America si calmi su questo argomento, sperando che passi inosservata. Ma se non succedesse, cosa succederebbe?", ha chiesto Zelensky, "abbiamo detto più volte ai nostri partner europei: agite ora... Ma l'Europa rimane ancora in 'modalità Groenlandia': forse un giorno qualcuno fara' qualcosa".
"O dichiarate che le basi europee proteggeranno la regione da Russia e Cina e le installate, o rischiate di non essere presi sul serio", ha aggiunto il presidente ucraino, "perché 40 soldati non proteggeranno nulla". Le forze di Kiev invece si' che saprebbero difendere la Groenlandia, se solo fossero nella Nato, dice. "Tutte" le navi da guerra russe che "navigano liberamente" intorno al territorio danese obiettivo degli Usa potrebbero essere affondate dall'esercito ucraino "proprio come accade nelle acque della Crimea", sostiene Zelensky.
Sono parole perfettamente in linea con quelle di Trump. La famosa lite in diretta alla Casa Bianca con il magnate e il suo vice JD Vance sembra risalire a un'altra epoca. Anche perche' Zelensky sembra aver imparato come prendere il collega della Casa Bianca. Lusinghe verbali sì, ma non adulazione prona. Determinazione nel difendere i propri obiettivi si', ma senza andare allo scontro. Perche' in entrambi i casi ci si mostra deboli. E un'Europa debole sarà sempre vulnerabile ad attacchi esterni, ammonisce Zelensky, ricordando che i missili russi sono in grado di colpire la maggior parte delle capitali del vecchio continente. E nessuno ha voglia di scoprire se è vero, come sostiene Putin, che i nuovi modelli sfuggono a ogni scudo antiaereo.
Zelensky è irritato con l'Europa ma non si è mostrato affatto deluso da Trump, con cui ha parlato di "difesa aerea" e dei "documenti per porre fine alla guerra che sono "quasi pronti". Retroscena come quello pubblicato dal Financial Times riferiscono però che Zelensky fosse venuto a Davos con la speranza di chiudere. "I documenti negoziati dai funzionari statunitensi prima del vertice sono rimasti senza firma", scrive il quotidiano della City, "le due parti non sono riuscite a raggiungere alcun accordo, una battuta d'arresto per Zelensky, che sperava di convincere la sua controparte americana a impegnarsi a sostenere l'Ucraina".
A ogni modo, "la guerra deve finire", ha detto al termine del colloquio il magnate, che ha rilevato "grandi progressi" nelle trattative con il Cremlino, dove stasera Witkoff è atteso dal presidente russo Vladimir Putin. E domani, ad Abu Dhabi, cominciano i colloqui trilaterali tra Usa, Russia e Ucraina.
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