Crans-Montana, scarcerato Jacques Moretti. La cauzione pagata e la polemica per gli “interrogatori incompleti”
- Postato il 23 gennaio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Come ampiamente prevedibile, è stato scarcerato Jacques Moretti, gestore insieme alla moglie Jessica Maric, del bar Le Constellations di Crans-Montana dove la notte di Capodanno sono morte 40 persone in un devastante incendio che ha provocato il ferimento di oltre 100 presenti. Il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto che l’uomo torni in libertà. Moretti – assieme alla moglie – è indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi. Per la sua libertà è stata una cauzione di 215 mila franchi, sarà comunque sottoposto a misure cautelare come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità.
Gli interrogatori
I due coniugi sono stati entrambi interrogati dagli inquirenti svizzeri e hanno scaricato la colpa su camerieri (per le candeline pirotecniche), sul comune (per i controlli sulla sicurezza del locale) e sul negoziante che ha venduto i panelli fonoassorbenti (per il fatto che non fossero ignifughi), le responsabilità dell’incendio. Gli avvocati della parte civile avevano protestato perché le lunghe audizioni dei due indagati erano state giudicate “incomplete”. Nei giorni scorsi era emerso che a pagare la somma della cauzione – considerata piuttosto bassa – sarebbe stato un amico della coppia che aveva chiesto di restare anonimo e che aveva versato i soldi sul conto di uno degli avvocati della coppia.
“Senza redditi”
Moretti, incredibilmente, risultava formalmente senza redditi, con immobili gravati da pesanti ipoteche e veicoli in leasing. E per questo la sua libertà la cauzione per Jacques e la moglie Jessica Moretti, era stata fissata in 430mila euro. Jessica Moretti, rimasta libera con una serie di prescrizioni, non è mai stata arrestata né la procura aveva chiesto la misura anche perché madre di due bambini piccoli. La richiesta della procura – 215mila franchi a testa – nei giorni scorsi aveva sorpreso per l’entità, inferiore alle cifre ben più elevate ipotizzate inizialmente dalla stampa svizzera. Ma erano stati proprio gli inquirenti a motivare l’importo. Molte le critiche e i dubbi sul fatto che nonostante le diverse attività al 31 dicembre sarebbero risultati 493 franchi.
Le indagini
La notizia della scarcerazione arriva nel giorno in cui la procura di Sion fa sapere che le indagini, come richiesto con insistenza dai legali di parte civile, si potrebbero allargare.L’Ufficio del Ministero Pubblico del Cantone Vallese ha, infatti, dichiarato che non sono da escludere nuove responsabilità penali, seppure al momento solo i proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, risultano indagati e di fatto liberi.
La procura ha precisato che non vi sono attualmente motivi per nominare un procuratore straordinario, nonostante le richieste da parte degli avvocati delle parti civili, che da settimane sollecitano una gestione più diretta e trasparente dell’inchiesta e hanno addirittura presentato una istanza di ricusazione. I legali hanno segnalato una serie di violazioni “procedurali”, mancate perquisizioni e sequestri in grave ritardo dei dispositivi degli indagati.
La polemica sulla pressioni
Nei giorni scorsi i legali degli indagati, che hanno puntato su una difesa aggressiva, avevano polemizzato sostenendo che sull’inchiesta ci sarebbero state diverse pressioni anche politiche, facendo un chiaro riferimento all’Italia e chiedendo il verbale di un incontro. A rispondere era stato direttamente l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado: “Non c’è alcuna ingerenza da parte dell’Italia sulla indagini riguardanti il rogo del Constellation, ma c’è un intero Paese, con tutte le istituzioni, dal Presidente della Repubblica, al Governo al Parlamento, che attende che venga fatta chiarezza sui fatti accaduti, chiarita la responsabilità e proposte punizioni per i colpevoli”.
Il diplomatico aveva quindi spiegato che il 12 gennaio c’era stato un incontro informale, in cui non è stato redatto un processo verbale, in cui io ho ribadito semplicemente le vive aspettative dell’Italia tutta: è un mio dovere istituzionale veicolare il messaggio delle istituzioni italiane e questo io ho veicolato alla Procura, ma non c’è stata pressione, né sono entrato nel merito delle indagini, perché sarebbe stata ovviamente un’ingerenza nei confronti della magistratura, che io non mi sarei mai permesso di fare”. La richiesta dei legali dei coniugi Moretti “rientra – secondo Cornado – nella loro linea difensiva, probabilmente per delegittimare la procura e forse anche per far credere che ci sia un’ingerenza di un paese straniero e quindi a quel punto cercando di favorire la posizione dei due indagati”.
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