La mitologia privata nei “quadrucci” di Pier Paolo Perilli in mostra a Roma
- Postato il 15 gennaio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Nel lavoro di Pier Paolo Perilli (Roma, 1974) la pittura non è mai un’immagine conclusa, ma un dispositivo narrativo aperto. Ogni tela sembra funzionare come una soglia: non rappresenta un mondo, lo attiva. È una pittura che invita a entrare, a perdersi, a sostare in una zona ambigua dove racconto, mito e vissuto personale si intrecciano senza mai stabilizzarsi in un significato definitivo. La mostra I quadrucci, alla Galleria Eugenia Delfini di Roma, offre l’occasione per osservare con chiarezza questa tensione narrativa che attraversa tutta la ricerca dell’artista.

La ricerca indipendente di Pier Paolo Perilli in mostra alla Galleria Eugenia Delfini di Roma
Artista autodidatta, attivo tra pittura e scrittura, Perilli ha costruito negli anni un immaginario coerente e riconoscibile, pur rifiutando qualsiasi adesione a scuole o movimenti. Le sue opere sono popolate da figure ibride, animali, maschere, personaggi doppi, piccoli rituali e scene che sembrano appartenere a una mitologia privata. Non si tratta di simboli da decifrare, ma di presenze che agiscono all’interno di una dimensione psicologica e onirica, restituendo allo spettatore una sensazione di familiarità inquieta.
In I quadrucci questa dimensione si concentra in un nuovo ciclo di dipinti di medio formato, concepiti come frammenti di un racconto più ampio. Le tele non illustrano una storia lineare, ma ne suggeriscono le traiettorie: ingressi, scarti, rivelazioni, cadute. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una narrazione che si costruisce per accumulo e slittamento, in cui le immagini funzionano come episodi autonomi ma interconnessi, capaci di rimandare l’una all’altra senza mai chiudersi in una sequenza definitiva.
A Roma emerge la centralità del gesto pittorico in Pier Paolo Perilli
Il gesto pittorico di Perilli resta centrale. Le pennellate sono rapide, dense, spesso brusche, come se l’immagine dovesse emergere prima che il pensiero la organizzi. Il colore è usato in modo emotivo più che descrittivo, contribuendo a creare fondali instabili, a tratti violenti, a tratti sorprendentemente teneri. Le figure sembrano premere contro la superficie del quadro, come se volessero oltrepassarla, confermando l’idea della tela come spazio attraversabile più che come finestra sul mondo.
Il rapporto di Pier Paolo Perilli con la scrittura
Un aspetto fondamentale della sua pratica è il rapporto con la scrittura. Perilli è anche poeta, autore di brevi fiabe e testi che nel tempo hanno assunto forme diverse, dalle canzoni degli Anni Novanta — quando era frontman della band punk hardcore Redemption — fino a fumetti, illustrazioni e video. Questa attitudine narrativa non accompagna la pittura, ma la struttura dall’interno. Le immagini non spiegano, non descrivono: evocano. Ogni opera sembra il punto di emersione visiva di una storia già iniziata altrove.
Tra fiaba e surrealismo la pittura di Pier Paolo Perilli alla Galleria Eugenia Delfini
Il registro che attraversa I quadrucci oscilla tra fiaba e surrealismo, ma senza mai indulgere nell’illustrazione o nel fantastico decorativo. Come nella fiaba, le identità sono mobili e i ruoli intercambiabili: la stessa figura può essere vittima e carnefice, testimone e protagonista. In questo slittamento continuo, finzione e realtà finiscono per sovrapporsi, e la narrazione, pur apparentemente immobile, resta costantemente aperta.
La mostra conferma così Pier Paolo Perilli come una voce autonoma nel panorama contemporaneo, capace di restituire alla pittura una funzione narrativa ed esistenziale senza cedere né al concettualismo astratto né alla figurazione rassicurante. I quadrucci non è tanto un racconto da seguire, quanto una dimensione, sconosciuto e familiare, in cui avventurarsi, guidati dalla sensazione persistente di un ricordo che non appartiene solo all’artista, ma anche a chi guarda.
Luca Vona
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