Opere grafiche arrabbiate e intelligenti. Ecco come a Genova un artista va contro il sistema
- Postato il 11 marzo 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Ecco, qui l’artista chiamato El Moro (al secolo Andrea Moresco. Sanremo, 1981) rotea lo sguardo con allarme su questi tempi brutti, bruttissimi, preludio di tempeste. Un ambiguo sub universo dove tutti sono quel che non sono. Un underworld affollato e soffocante, in cui la pacifica convivenza si rivela solo apparente. Una civiltà narcotizzata, dopata che sparpaglia sequele infinite di selfie, piccoli egocentrismi tanto ingenui da risultare stupidi; girls con l’anello al naso, fanciulline sante peccatrici; e poi, subito dietro, infiniti fasci di fascisti, dannati nidi di nazisti, marci covi di razzisti, infimi coaguli di suprematisti. Voci sorde, pesanti, di intestini gasati. Frattaglie di macelleria inculturale.

L’arte immediata a spontanea di El Moro in mostra alla Galleria Prisma
Poi, lì, l’artista autodefinitosi El Moro fa quel che sente, fa quel che deve. Considera il disturbato scenario di chiacchiere, metastasi di chiacchiere radiotelevisive, l’invasivo podcast di vuoto; per poi trasferire quelle sfaccettature di apocalisse in un racconto di paesaggi urbani claustrofobici. Alternando, a contrasto, poco bianco e tanto nero, a martellate tambureggianti, con un segno ordinato per figurare il disordine. Un ossimoro sanguinante di metamorfopsie, dove i disturbi visivi velano e svelano disturbi mentali. Eppure, avrebbe desideri di simmetria, vorrebbe far danzare ogni coppia di yoni e lingam in coreografico pas de deux; ma prevale incoercibile l’invettiva disperante. Questo paesaggio urbano non può non essere “hard gore”.
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Il linguaggio delirante di El Moro a Genova, l’unico in grado di rendere le assurdità del presente
Certo, ora l’individuo sospetto, noto come El Moro, combatte la realtà oscura come deve, come può. Tra l’incazzatura e lo sconforto. Vive la distopia misurando le teorie del complotto e affrontando chi se ne sta ebete con un giallo smile tatuato nell’encefalo. La visione inevitabile è un sobbollire di figure che diviene puzzle, a volte frenetico, in un fragore indistinto di cozzi di cazzi e di fighe in foga, una lunga mischia di corpi variamente manganellati, di menti indifferentemente stuprate. Il potere è violenza sempre. E in questi casi il delirio è forse l’unico linguaggio espressivo possibile.

Alla galleria Prisma di Genova la provocazione diventa rifiuto, resistenza e ribellione
E la provocazione non può essere perbene, se fosse accondiscendente e lecchina non sarebbe tale. Sì, la battaglia sembra persa già dalla partenza, ma gli eroi delle migliori avventure non sono proprio i duri teneri che ne prendono tante? Ma basta. Nausea. Desiderio di aliti puliti, leggeri, profumati. Voglia di assaporare lingue fresche, lingue finalmente morbide e sincere. Nuda pulizia. E niente polizia, non serve.
Ferruccio Giromini
L’articolo "Opere grafiche arrabbiate e intelligenti. Ecco come a Genova un artista va contro il sistema " è apparso per la prima volta su Artribune®.