Due giorni di riflessione al MACRO di Roma: il lavoro culturale diventa oggetto di indagine
- Postato il 12 marzo 2026
- Arte Contemporanea
- Di Artribune
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Cosa significa oggi lavorare nella cultura? E soprattutto: quali sono le condizioni materiali che rendono possibile, o sempre più difficile, produrre musica, arte e pensiero nell’era delle piattaforme digitali? Sono queste alcune delle domande al centro The Dream Syndicate, il convegno internazionale in programma il 13 e 14 marzo 2026 al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Due giornate di incontri, conversazioni e lecture che mettono a fuoco il presente del lavoro creativo tra tecnologia, autonomia e nuove forme di organizzazione collettiva. L’iniziativa è a cura di Carlo Antonelli e Valerio Mannucci e ha l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto critico sulle trasformazioni del lavoro culturale contemporaneo.
Il convegno “The Dream Syndicate” al MACRO di Roma
Il progetto prende forma a partire dalla storia di Dissonanze, il festival ideato da Giorgio Mortari che tra il 2000 e il 2010 ha rappresentato uno dei laboratori più radicali della scena elettronica e digitale italiana. Con i suoi eventi diffusi tra architetture storiche e spazi industriali della capitale, Dissonanze ha anticipato molte delle dinamiche che oggi attraversano il rapporto tra musica, arte visiva e cultura tecnologica. Il MACRO ne ricostruisce attualmente la storia nella mostra “One Day You’ll Understand. 25 anni da Dissonanze”, visitabile fino al 22 marzo 2026. E se l’esposizione guarda al passato e al ruolo pionieristico del festival, il convegno The Dream Syndicate ne riattiva lo spirito critico spostando lo sguardo sul presente. “Il fondatore, Giorgio Mortari, realizzò una campagna nel 2007 molto strana: degli anziani che piangevano con un claim che diceva One day you’ll understand. E noi già all’epoca ci chiedemmo che cosa dovevamo capire. Che cos’è che dovevamo capire che faceva piangere questi signori già anziani? Allora, da lì, e dall’osservazione del fatto che iniziano a crearsi finalmente in Italia alcune conversazioni o assemblee tra lavoratori in ambito artistico e creativo, in particolare musicisti, riconosciamo oggi che la situazione sia estremamente complessa e sottoposta all’eccesso di peso che c’è sull’individuo. Perché quest’ultimo deve contare solamente su se stesso, sulle proprie forze, per poter andare avanti. Da qui anche stanchezza, spaesamento e, soprattutto, necessità di parlare con gli altri”, racconta ad Artribune il curatore Carlo Antonelli.
“The Dream Syndicate” nelle parole di Carlo Antonelli
“In poche parole è come se, nel sogno, ci fosse una richiesta di una sorta di corpi intermedi o collettivi che possano attivare una comunità. Una comunità che deve pretendere, come è già successo in Francia o sta succedendo in questo momento in Spagna, delle tutele al lavoro musicale o più in generale artistico. Forse è il momento giusto per capire il messaggio che ci arrivava dal passato: che la situazione sarebbe diventata molto complessa e molto difficile. Si tratta dunque di invitare a parlare chi già opera nell’ottica di questa collettività: Andrea Lissoni e Lars Kunst stanno facendo proprio un lavoro di creazione di una comunità sia di pubblico che di artisti. Faccio un esempio su tutti. Oppure il lavoro di 25 anni svolto da Xing a Bologna. O anche le riflessioni che sono state fatte da David Toop sulla dematerializzazione della musica nel corso di 50 anni di lavoro. O anche di Simon Reynolds sull’analisi delle componenti della nuova scena musicale e del rapporto con la tecnologia. E le analisi sulla strutturazione di un certo tipo di forme del capitale delle piattaforme. Poi sappiamo bene che solo i discorsi spesso non portano a nulla. L’idea è molto ambiziosa: portare le persone a denudarsi, a dichiarare in questo momento la verità. E la verità è che c’è un grande bisogno di salvezza. L’idea è proprio quella di parlare e far parlare, fuori da ogni accademismo e partecipazione collettiva”, conclude Antonelli.
Il programma di “The Dream Syndicate” al MACRO di Roma: l’evoluzione della musica
La giornata inaugurale, venerdì 13 marzo, si apre con due interventi pensati come una sorta di cornice teorica per l’intero incontro. Il compositore e scrittore britannico David Toop ripercorre l’evoluzione della musica negli ultimi decenni, descrivendo quella che definisce una progressiva “vaporizzazione” del suono. A seguire, la teorica dei media McKenzie Wark affronta il tema della produzione culturale nell’epoca del capitalismo informazionale: il suo intervento mette in relazione creatività e infrastrutture digitali, mostrando come le piattaforme tecnologiche siano diventate dispositivi centrali nella cattura del valore generato dalle pratiche artistiche.
Il programma di “The Dream Syndicate” al MACRO di Roma: creatività e burnout
La seconda giornata, sabato 14 marzo, entra nel vivo con una serie di tavoli di discussione che attraversano alcune delle tensioni più evidenti del lavoro culturale contemporaneo. Il primo incontro, Dalla fatica al coro, affronta un tema sempre più diffuso tra artisti e operatori culturali: la stanchezza e il burnout generati da un modello produttivo fondato sulla costante autoattivazione. Con interventi di figure provenienti da collettivi e realtà indipendenti – tra cui il network performativo Xing – la discussione si concentra sulle possibili forme di solidarietà e organizzazione collettiva capaci di superare il mito dell’autonomia individuale. Segue Ingegneria della gioia, un confronto dedicato al rapporto tra creatività e sostenibilità economica. Tra gli ospiti anche il curatore Andrea Lissoni, chiamato a riflettere su come progettare pratiche culturali capaci di generare esperienze condivise senza riprodurre precarietà e auto-sfruttamento. Il terzo momento, Traditrice indispensabile, prende spunto dall’ambivalenza della tecnologia: da promessa di emancipazione a possibile strumento di controllo. Il dialogo vede la partecipazione del critico musicale Simon Reynolds insieme agli studiosi Valerio Mattioli e Claudia Attimonelli, per interrogare il ruolo di algoritmi, software e piattaforme nella definizione delle estetiche musicali e delle condizioni materiali del lavoro creativo. E a chiudere il convegno sarà lo scrittore e teorico della fantascienza Bruce Sterling con una lecture dedicata al destino dell’autonomia creativa nell’economia delle piattaforme: una riflessione sul futuro del lavoro culturale tra promessa di libertà e nuove forme di controllo.
Caterina Angelucci
L’articolo "Due giorni di riflessione al MACRO di Roma: il lavoro culturale diventa oggetto di indagine" è apparso per la prima volta su Artribune®.