La sacralità di Pasquale Festa Campanile scrittore. Per amore, solo per amore
- Postato il 23 gennaio 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
- 1 Visualizzazioni
Pierfranco Bruni
È forse uno dei romanzi più emblematici. Interagisce in un processo che non si ferma soltanto ad una visione letteraria ma va oltre. Penetra il senso del misterioso che si intreccia tra la comunicazione della parola e le immagini del raccontare una storia e la tradizione biblica. Mi riferisco al romanzo di Pasquale Festa Campanile dal titolo Per amore, solo per amore (1983).
Pasquale Festa Campanile (era nato a Melfi, in provincia di Potenza, nel 1927 e morto nel 1986 a Roma) è stato, tra l’altro, sceneggiatore, regista di cinema e quindi la parola, o i linguaggi, li sperimentava proprio sul campo della tecnica cinematografica. La narrativa si porta dietro questa esperienza anche se lo scrittore, in fondo, vive una sua vita a sé rispetto al regista.

Questo romanzo lo dimostra ampiamente ma anche i precedenti e quelli successivi sono giocati profondamente su un dettame letterario. E’ un romanzo, particolare vissuto sul filo della storia e della leggenda nel quale vi campeggia una sottile ironia che alla fine permea il rapporto tra i personaggi. Si racconta la storia di una famiglia. Lui si chiama Giuseppe, lei si chiama Maria e il figlio Gesù. Il discorso letterario è subito spiegato anche se la temperie non è definibile ma ciò che emerge su tutto è la figura di Giuseppe.
Questo Giuseppe non raccontato mai abbastanza, qui trova una sua chiave di lettura che si esprime tra il fascinoso e l’irrequieto materialismo che si trasforma, il tutto, in un percorso metaforico certamente ma profondamente metafisico. Si racconta, dunque, la storia di Giuseppe. Un falegname affascinate e amato da molte donne. Si innamora di Maria con la quale non ebbe mai un rapporto sessuale.
Un amore casto ma nello stesso tempo morboso con delle forme di gelosia. Il resto rispecchia la storia di Gesù. Accanto vi è questa donna di nome Maria, che lo ama, lo accudisce con tenerezza sino alla sua morte. E Gesù con il quale intrattiene amorevole ma successivamente conflittuale relazione. Qui emerge, sostanzialmente, l’uomo Giuseppe e l’amore per Maria e viceversa.
Dice Maria a Giuseppe. “Non sarei certa che mi ami come desidero, nemmeno se entrassi in te, se di due che siamo diventassimo uno. Ma tu mi amerai perché io ti amo, non potrai evitarlo”. Maria non si era rivelata. Convince Giuseppe della sua gravidanza e l’amore, solo per amore, rende vivi pur in nel dubbio che attanaglia sempre Giuseppe. Ma solo per amore possono continuare alcune storie. In un’altra parte del romanzo è Giuseppe che parla così: “Come sei bella, mia amata, mia colomba che ti nascondi in un anfratto della roccia…”. E’, in fondo, una storia ancora tutta terrena nella quale lo scrittore fa penetrare la tenerezza senza, comunque, sciogliere le incertezze. Una storia in cui Giuseppe è uomo fino alla fine. Lo spoglia dalle sottolineature bibliche e lo offre al lettore, appunto, come un uomo.
Ha scritto bene Carlo Bo nella Prefazione al romanzo sostenendo che Festa Campanile ha voluto “raccontare la storia di Giuseppe come una storia comune e riempire i vuoti del mosaico, le tessere mancanti con il soccorso delle sue doti psicologiche, immaginando quali siano state le reazioni naturali di un uomo, anche se chiamato a soddisfare una parte umanamente difficile da sostenere. Il suo falegname è un uomo comune, perfino la qualifica che la storia gli ha attribuito e poi conservata nei secoli, di ‘casto’, è qui ridimensionata”.
Infatti Giuseppe, prima della gravidanza di Maria, viene mostrato come un uomo che ha avuto diverse avventure amorose. Un uomo, dunque, terreno che si trova ad affrontare il misterioso con Maria. Si tratta di un romanzo letterariamente ben congegnato su un tema abbastanza difficile e complesso.

Pasquale Festa Campanile si offre qui con tutta la sua esperienza. D’altronde quando ha scritto questo romanzo non era nuovo a forme narrative che giocavano tra la storia, la leggenda e l’ironia in un processo di collocazioni di metafore nel campo della letteratura. Si pensi al romanzo del 1975 dal titolo Conviene far bene l’amore. La letteratura ha dentro di sé sempre un grimaldello psicologico. Soprattutto quando al centro del narrato i personaggi prendono il sopravvento.
In Pasquale Festa Campanile i personaggi (come nel caso di Giuseppe) sono l’humus intorno al quale si costruisce la storia del romanzo. Si pensi ancora a Il ladrone del 1977. Un altro tassello in quella sua ricerca che conduce verso la strada della meditazione religiosa.
Solo uno scrittore con un forte sentimento religioso poteva scrivere sia Per amore, solo per amore che Il ladrone. Al 1980 appartiene Il peccato. Due anni dopo pubblica La ragazza di Triste. Nel 1985 La strega innamorata e nel 1986 Buon Natale, Buon Anno. Mentre al 1957 appartiene La nonna Sabella.
In questo romanzo del 1957 domina l’ambiente, quell’ambiente filtrato da condizioni storiche e biografiche. Il Sud è presente con la sua malinconia ma anche con i profili di storie e di personaggi. La provincia, in queste pagine, è ben mostrata con i suoi tratti e suoi ritratti. Un romanzo che resta, questo, un affresco nel quale la testimonianza biografica ha una sua presenza. Il regista, lo sceneggiato, lo scrittore. Tre tappe di una ricerca che partono però da un unico punto che è quello del racconto, o meglio del raccontare.
Festa Campanile sapeva raccontare. La figura di Giuseppe (ovvero di San Giuseppe) riassume lo scrittore e il regista in un unico viaggio che è quello della letteratura. Ma una letteratura che va oltre lo steccato del sentire umano perché l’ascolto metafisico diventa una forma liturgica che è nell’intreccio del legame uomo – scrittore. Si rivela proprio in Per amore, solo per amore. “E’ il Festa Campanile che potremmo chiamare religioso o che affronta temi religiosi, il libro delle immagini sacre, con uno spirito ben preciso di attualità”. E’ ancora Carlo Bo. Un romanzo che riempie, che nonostante il misterioso che affascina il cammino offre la ricerca ma anche l’attesa. Non un capire ma un essere. Forse è qui la compiutezza di un vivere solo per amore.
L'articolo La sacralità di Pasquale Festa Campanile scrittore. Per amore, solo per amore proviene da Paese Italia Press.