Pierfranco Bruni va a cena con Hegel narrando con filosofia. Con chi andrà a pranzo?
- Postato il 9 marzo 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Quando il linguaggio è un intreccio tra pensiero e narrazione, tra scavi nelle idee e ricordi. Su questi riferimenti si gioca la struttura di questo lavoro che parte da lontano e ricostruisce il senso del tempo in un gioco di specchi con atmosfere filosofiche che portano al superamento di ogni dimensione della ragione per dare spazio, magistralmente, a una visione onirica.
Infatti A Cena con Hegel è un romanzo filosofico con partiture autobiografiche di Pierfranco Bruni, pubblicato da Pellegrini (collana Zaffiri 2026 — 184 pagine, euro 16.00), che intende avvicinare il pensiero di Georg Wilhelm Friedrich Hegel attraverso un linguaggio accessibile e conversazionale, come suggerisce il titolo stesso.
Il “format” del libro gioca sull’idea di un dialogo immaginario con Hegel stesso: un incontro intellettuale a tavola in cui il grande filosofo tedesco viene riportato nella contemporaneità e dialoga con questioni chiave della modernità. L’approccio di Bruni non è quello di un trattato accademico, ma di una riflessione che intreccia storia della filosofia, antropologia culturale e vivere quotidiano.

Bruni, con questa pubblicazione, esplora concetti hegeliani — come dialettica, spirito, libertà e storia — mettendoli a confronto con questioni umane universali. L’idea di “cena” funziona qui come metafora di un dialogo profondo e conviviale con il pensiero di Hegel, che aiuta il lettore a comprendere la filosofia non come accademia distante, ma come nutrimento culturale e pratico in una contemporaneità abitata da contraddizioni.
Noto, nella sua produzione letteraria e filosofica, per uno stile che intreccia rigore culturale e accessibilità — spesso con riferimenti letterari, antropologici e artistici — è lecito pensare che anche in questo libro l’autore applichi un metodo simile, invitando il lettore a “dialogare” con Hegel piuttosto che limitarsi a studiarne astrattamente le idee.
I punti di forza di questo libro sono: un approccio non convenzionale alla filosofia hegeliana, più vissuto che teorico; un linguaggio accessibile per chi non è esperto di filosofia; ricche suggestioni culturali che collegano passato e presente attraverso i concetti di metafora e fenomenologia.
Pierfranco Bruni, ripensando alla cena con Hegel dopo alcuni anni, come scrive nel Post Scriptum del libro, dirà:
“Bisogna sapersi guardare oltre lo specchio per specchiarsi realmente con gli occhi. Ogni tanto bisogna riconciliarsi con la vita e chi fa il mio mestiere di vita nella scrittura e di scrivere nella vita, per vocazione e destino, i conti vanno fatti con tantissima umiltà sia con le arti e soprattutto con la letteratura e la filosofia. Questo può avvenire all’improvviso. Ti svegli un bel giorno e ti chiedi, come uomo, che cosa non ho veramente capito nei miei anni e nel mio viaggio che è fenomenologico ed esistenziale tout court. Comprendi così che la vita stessa va spesa con amore senza mai essere commerciale e senza mai idolatrare nulla”.
Una riflessione importante. Una considerazione necessaria.
A Cena con Hegel è un invito alla conversazione con uno dei più grandi pensatori dell’idealismo tedesco, mediato dallo sguardo esperto di Pierfranco Bruni. È ideale per chi vuole avvicinarsi alla filosofia di Hegel senza perdersi nei tecnicismi, abbracciando invece un confronto più ricco di significato umano e culturale. La visione dell’incontro ha una dimensione profondamente radicata tra alcuni concetti base: il tempo, la memoria, la religione, la morte. Punti cardinali di una discussione a tutto tondo che chiama in causa i luoghi e le geografie esistenziali, pur in un contesto storico completamente diverso. Bruni ha la capacità di rendere contemporaneo il passato e di rendere il contemporaneo come mosaico di un antico passato.
In questo antico passato rivivono personaggi e luoghi in un mosaico di voci e di echi sino a toccare sì l’onirico, ma anche l’ironia. Il senso della tragicità è nella malinconia che pervade l’intero contesto. Pierfranco Bruni conduce alla fine Hegel nel suo giardino. Qui tutto si confonde con una metafisica dell’anima. Bruni, dopo Hegel, con chi andrà a pranzo? Forse con Kierkegaard? O con Maria Zambrano? O ritornerà a passeggiare con Cesare Pavese?
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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