Scoperti straordinari tesori antichi, la storia riemerge dal Deserto di Giudea

  • Postato il 24 gennaio 2026
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  • Di SiViaggia.it
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All’inizio dello scorso mese ha preso il via la terza stagione di scavi archeologici a Horvat Hyrcania, nel settore settentrionale del Deserto di Giudea, un’area aspra e isolata che da secoli custodisce, sotto strati di rovine e silenzi, una delle storie più complesse e stratificate della regione.

Il sito, noto anche come “Rovine di Hyrcania”, è oggi al centro di un progetto di ricerca che combina archeologia di emergenza, indagine accademica e interventi di conservazione, con l’obiettivo dichiarato di sottrarre definitivamente l’area ai saccheggi e renderla accessibile al pubblico.

La direzione scientifica è affidata a Oren Gutfeld e Michal Haber dell’Università Ebraica di Gerusalemme, in collaborazione con l’Ufficiale Responsabile per l’Archeologia di Giudea e Samaria. Si tratta del primo tentativo sistematico di scavare e interpretare Hyrcania con criteri accademici, dopo decenni di esplorazioni parziali, interventi non strutturati e recuperi occasionali.

Una fortezza asmonea ai confini del regno

La storia di Hyrcania inizia tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C., in un periodo cruciale per la Giudea asmonea: la fortezza-palazzo venne edificata per controllare gli accessi orientali del regno, in una posizione strategica che dominava le vie di comunicazione tra l’altopiano giudaico e il deserto. Secondo la maggior parte delle ricostruzioni storiche, la fondazione è attribuibile al sommo sacerdote Giovanni Ircano o, in alternativa, a suo figlio Alessandro Ianneo, figure centrali della dinastia asmonea.

Le principali informazioni scritte su Hyrcania provengono da Flavio Giuseppe, la fonte più importante per la storia del tardo periodo del Secondo Tempio: lo storico riferisce che la fortezza era una delle tre residenze fortificate in cui la regina Salome Alessandra, vedova di Ianneo, custodiva i propri tesori. Le altre due erano Alexandrion, a nord, identificata con Sartaba, e Macheronte, oltre il Mar Morto.

Nei primi anni del dominio romano, la fortezza venne distrutta da Aulo Gabinio, uno dei generali di Pompeo, nel quadro della riorganizzazione della regione. Tuttavia, pochi decenni più tardi, Erode il Grande ne promosse la ricostruzione e l’ampliamento. Flavio Giuseppe descrive Hyrcania come un luogo cupo e temuto, utilizzato da Erode anche come prigione per avversari politici destinati a una fine violenta. Allo stesso tempo, fu proprio qui che Erode accolse Marco Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, durante la sua visita in Giudea nel 15 a.C.

Hyrcania è legata anche a uno degli episodi più oscuri della parabola di Erode il Grande: negli ultimi anni della sua vita, minato dalla malattia e da una crescente paranoia, ordinò l’esecuzione del primogenito Antipatro, sospettato di complottare contro di lui, e quest’ultimo fu sepolto “senza cerimonie”, secondo il racconto di Giuseppe Flavio.

Dopo la morte di Erode, nel 4 a.C., la fortezza venne lasciata a un lento declino ma cinque secoli più tardi, in piena epoca bizantina, durante il grande sviluppo del monachesimo nel Deserto di Giudea, venne rifondata come monastero: la tradizione attribuisce l’iniziativa a Saba il Santificato, una delle figure più influenti del monachesimo orientale e fondatore del celebre monastero di Mar Saba, a pochi chilometri di distanza.

Il complesso monastico, noto in greco come Castellion, “piccolo castello”, rimase attivo ben oltre la conquista islamica della regione e solo intorno all’800 d.C. venne definitivamente abbandonato.

Papiri, esplorazioni e scavi incompiuti

Mura della fortezza di Hyrcania, Israele
iStock
Particolare della fortezza di Hyrcania

Hyrcania tornò all’attenzione degli studiosi all’inizio degli Anni Cinquanta del Novecento, quando un gruppo di papiri provenienti da Mird giunse al Museo Rockefeller di Gerusalemme Est, allora sotto controllo giordano: a esaminarli fu Roland de Vaux, celebre per la scoperta dei manoscritti di Qumran, che sollecitò una missione di recupero sul sito.

L’archeologo belga Robert de Lange, dell’Università di Lovanio, trascorse un breve periodo a Hyrcania accompagnato da beduini locali, e trovò decine di papiri in greco bizantino, aramaico cristiano e arabo antico, provenienti da cisterne d’acqua di epoca asmonea ed erodiana, riutilizzate come celle monastiche.

Negli anni successivi, il sito attirò l’interesse di John Allegro, membro eterodosso del team di de Vaux, impegnato nella ricerca dei tesori menzionati nel Rotolo di Rame di Qumran: concentrandosi sul vicino Nahal Sekhakha, individuò due tunnel scavati nella roccia. Tra il 2000 e il 2006, Gutfeld e Yakov Kalman scavarono entrambe le strutture, una delle quali scendeva per oltre 120 metri: secondo la loro interpretazione, i tunnel sarebbero stati realizzati con lavoro forzato da prigionieri condannati da Erode.

Le scoperte della terza stagione di scavi

La spedizione avviata nella primavera del 2023 segna una svolta decisiva nella comprensione di Hyrcania: tra i ritrovamenti più significativi figura una rarissima iscrizione ebraica, incisa su un piccolo frammento di pietra rinvenuto per caso da un bambino in visita al sito. Il frammento conserva tracce delle lettere shin e lamed e rappresenta la prima iscrizione ebraica mai scoperta a Hyrcania.

Gli scavi hanno inoltre riportato alla luce una monumentale piazza a gradoni, pavimentata in pietra, che conduce a un’ala imponente del palazzo-fortezza asmoneo, riorganizzata e ampliata in epoca erodiana: gli ambienti presentano affreschi policromi e decorazioni in stucco analoghe a quelle note dai palazzi di Gerico e dalla Città Alta di Gerusalemme, testimonianza di un linguaggio architettonico riservato alle élite più ricche.

Sotto un imponente strato di crollo che ricopriva l’ala occidentale inferiore del monastero, gli archeologi hanno individuato reperti di eccezionale valore per la ricostruzione della fase bizantina del sito: tra questi spicca un frammento di iscrizione greca, forse un epitaffio, inciso con mano sicura da uno scriba esperto. Secondo una lettura preliminare, il testo menzionerebbe Cristo e un certo Paulus, “servo di Dio”.

Di particolare rilievo è anche il rinvenimento di due solidi d’oro dell’imperatore Eraclio, coniati a Costantinopoli tra il 613 e il 641 d.C. La purezza e il peso delle monete attestano la stabilità fiscale dell’impero in un’epoca di profonde crisi militari e religiose.

Accanto alle monete sono emersi un piccolo anello d’oro con una pietra gialla chiara, forse un citrino, e il coperchio in pietra di un reliquiario, simile a un sarcofago in miniatura.

Anello d'oro ritrovato durante lo scavo a Horvat Hyrcania, Israele
Credit pic Michal Haber Hebrew University of Jerusalem1
Anello d’oro ritrovato durante lo scavo
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SiViaggia.it

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