Serie C, Buscè: «Cosenza, che esperienza di vita!»

  • Postato il 20 marzo 2026
  • Notizie
  • Di Quotidiano del Sud
  • 10 Visualizzazioni

Il Quotidiano del Sud
Serie C, Buscè: «Cosenza, che esperienza di vita!»

Intervista al tecnico del Cosenza Calcio, Antonio Buscè: «Ho sempre lottato, il campo unica medicina. I play off? Vince chi sta bene con le gambe e chi ha la testa “leggera”»


COSENZA – Dopo circa tre mesi dall’ultima volta, e alle porte dei play off (ormai certi per i rossoblù), Antonio Buscè fa il punto della situazione con una intervista esclusiva con il nostro giornale.

Primo argomento a cui il mister risponde sono gli avvenimenti che in qualche modo hanno inciso negativamente sulla stagione della squadra.

«Questo campionato è un po’ segnato da tanti avvenimenti non proprio positivi per noi. Infortuni pesanti a giocatori piuttosto importanti. Foggia? Ha un po’ segnato, ha fatto, come dire, da spartiacque della stagione, era un momento in cui si poteva pensare ad altro. Quella partita è stata un po’ maledetta. Sulla carta, vinci col Foggia e puoi fare quel saltello in avanti dove si aprono altre speranze. Quindi abbiamo dovuto abbassare la mira. Però, credo, bisogna capire anche che davanti abbiamo Catania, Benevento, Salernitana e ci sono altre che hanno magari un nome con meno blasone che vogliono dire la loro. Non dimentichiamo che questo girone è tremendo, lo dicono tutti gli addetti ai lavori. Qui si gioca un calcio diverso, fatto di cattiveria agonistica superiore».

Gennaio è stato un mese molto negativo per il Cosenza, come se lo spiega?

«Ma si spiega in poche parole. Nel senso che hai affrontato squadre che ora stanno lottando per fare quello che vogliamo fare noi, squadre costruite per fare dei campionati importanti. Noi abbiamo finito il girone d’andata in ginocchio, con alcuni giocatori che erano proprio strizzati come limoni. E poi quando si apre il mercato diventa un problema, ma non solo per il Cosenza, è così un po’ per tutte le squadre. A livello di prestazione non abbiamo fatto grandi prestazioni però abbiamo bene in mente come abbiamo perso alcune partite».

Da quando è arrivato, ha dovuto affrontare un’opera di convincimento con quasi tutti i giocatori per sposare la stagione con il Cosenza. Forse ancora oggi sta lavorando su questo aspetto. E’ così?

«Ma io credo che quando ci sia rispetto per il proprio lavoro è una cosa normalissima sposare la maglia, credo sia un dovere. Lo dico perché l’ho fatto per 22 anni, indipendentemente da tutto quello che magari poteva essere la parte esterna. Conta solo la parte interna e il campo di gioco. Per ogni giocatore è un dovere, deve andare in campo e avere rispetto prima per se stesso, per il lavoro che fa, poi per la maglia che indossa e per rispetto dei compagni, indipendentemente da tutto».

Questo concetto che ha espresso sulla professionalità e sul rispetto, è uno dei motivi per cui non l’hanno mai portato a dire “me ne vado da questo casino in cui mi trovo”?

«Io credo che quando vai in un posto devi capire quello che c’è. Io la prima volta che sono arrivato ho subito pensato che ci fosse una grande potenzialità per fare calcio vero. Con chiunque parlo, con qualche collega amico, con qualche procuratore, tutti dicono che Cosenza è tanta roba come piazza, con una storia dietro, poi ti ritrovi ad affrontare tanti problemi che fondamentalmente non ti riguardano, ma bisogna sempre fare il proprio lavoro in maniera professionale. Non è che se vai in altri posti c’è la perfezione. Io credo che la perfezione non esista, ci sono tanti problemi ovunque, chi più o chi meno. Ho sempre cercato di combattere e, l’ho sempre detto, l’unica medicina è il campo, poi c’è chi apprezza e chi non apprezza, ma credo che alzare bandiera bianca, girare le spalle a un gruppo di ragazzi che mi sta seguendo dal primo giorno, sarebbe stata la vera sconfitta. Questi ragazzi, dal primo giorno e nonostante i problemi, mi seguono, lottano, sudano la maglia e c’è rispetto gli uni per gli altro. Lasciare sarebbe una sconfitta, non a livello di allenatore, ma proprio al livello di persona, di uomo e io devo sempre guardare in faccia i miei figli. Chi abbandona è un codardo».

Ormai il Cosenza è nella griglia dei play off, bisogna solo vedere in quale posizione arriverà, ma i play off sono una cosa certa. Hai già cominciato a studiare le dinamiche di questo mini torneo?

«Sì, anche perché poi nel corso della mia carriera mi è capitato di farli due volte, l’anno scorso a Rimini e alla Vibonese. E’ un mini torneo e la spunta chi sta bene mentalmente e fisicamente. Magari anche la squadra, lo abbiamo visto, che arriva l’ultima dei play off è quella che poi alla fine va a raggiungere l’obiettivo. Quindi bisogna arrivare bene mentalmente e soprattutto fisicamente. Non bisogna avere pesantezza nella testa, perché a volte la troppa voglia di fare, le troppe responsabilità, ti bloccano, e lo dico per esperienza. Noi dobbiamo lavorare per portare a termine questo, questa regolar season in maniera giusta, pensando già a Latina, che c’è domenica, cercando di fare il massimo. Al resto ci penserò dopo».

Come stanno gli infortunati lungodegenti?

«Credo che Kourfalidis e Mazzocchi possono essere nel gruppo squadra nel giro di pochissimi giorni. Kourfalidis da una settimana all’altra sta facendo passi da gigante, quindi credo che possa essere anche a disposizione per qualche minuto già da domenica con Latina».

Ad oggi, per la sua esperienza, come valuta l’annata cosentina?

«Una esperienza tosta. Esperienza formativa, anche se tosta. Un’esperienza che mi ha insegnato tante cose. Un vecchio amico al telefono mi ha detto solo pochi minuti fa: “Guarda, questa esperienza, questo lavoro che stai facendo a Cosenza, te lo ritroverai dappertutto. Ovunque vai non puoi aspettarti sempre fiori”. Questa esperienza con il Cosenza mi ha dato tanto. Quindi per un allenatore che vuole fare questo mestiere, venire qua a Cosenza e gestire alcune situazioni, credo che sia una cosa molto importante per la crescita».

Non so come sono oggi i suoi rapporti con la proprietà, con il presidente in modo particolare. Qualche tempo fa si diceva di un rapporto in crisi. Adesso?

«Guardi, io questa cosa questa cosa la voglio mettere in po’ in chiaro. Io non sono la persona o l’allenatore che per un niente deve chiamare il presidente. Io non sono quel tipo. Domenica dopo la partita con l’Altamura, era in tribuna, stava scendendo, ci siamo salutati, ci siamo stretti la mano. Quel tipo lì non lo farò mai, né con il presidente Guarascio, né con nessun altro. Siamo tranquilli. Perché poi devo pensare solo al campo».

Avete parlato del futuro. E’ in scadenza, verrà rinnovato?

«Non lo abbiamo fatto, me per me non è un problema. Io ho sempre firmato contratti da una sola stagione. Per me questo non è un problema. Anticipo magari una domanda: non ho avuto qualche altra richiesta da nessun altra squadra».

Il Quotidiano del Sud.
Serie C, Buscè: «Cosenza, che esperienza di vita!»

Autore
Quotidiano del Sud

Potrebbero anche piacerti