Sperimentazioni sonore alla Triennale di Milano. La prima opera è di Roberto Cuoghi che ne parla con Carlo Antonelli

  • Postato il 22 gennaio 2026
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Fino a domenica 25 gennaio 2025 nello “spazio Voce” della Triennale di Milano (gli orari sono quelli di apertura dell’istituzione), sarà possibile immergersi nell’impressionante kolossal sonoro creato da Roberto Cuoghi, uno dei più grandi artisti italiani degli ultimi 50 anni. Šuillakku Corral è una rielaborazione di Šuillakku, lamentazione per la caduta dell’Impero di Ninive, concepita dall’artista nel 2008 per il Museo del Castello di Rivoli. L’opera si fonda su una complessa spazializzazione del suono che avvolge il pubblico, immerso in un ambiente acustico continuo, in cui il suono diventa elemento architettonico e performativo, dando forma a un’esperienza di ascolto intensa e rituale. 

L’opera di Roberto Cuoghi per la Triennale di Milano 

È un’occasione imperdibile non solo per accedere ad un’esperienza rara di un kolossal di puri suoni ricostruiti uno per uno (con strumenti per lo più fisici) ma per sperimentare le possibilità della macchina sonica permanente Voce all’interno della Triennale, che -come un cubo di Rubik- è in grado di passare dalla performance musicale, alla conversazione e allo studio con riascolti, all’installazione audio non musicale. È parte del ciclo ‘Sonda’ (che curo con Damiano Gullì) e che vedrà coinvolte nelle prossime settimane opere soniche di Arto Lindsay e Liliana Moro, oltre ad una serie di altri appuntamenti periodici, per esempio la collezione di musiche dal mondo di Stefano Arienti (3500 cd, che man mano l’artista racconta estraendoli dalla valigia). Con l’occasione, ho chiesto a Cuoghi di raccontare nascita (e contorni) dell’opera. 

Roberto Cuoghi. Courtesy Alessandra Sofia
Roberto Cuoghi. Courtesy Alessandra Sofia

Il dialogo tra Carlo Antonelli e Roberto Cuoghi 

Puoi definire questo tuo lavoro un’opera musicale? Oppure in realtà il grosso poi deriva invece da una forma di narrazione audio che ha delle altre tradizioni? 
È qualcosa di cinematografico, piuttosto.

La questione secondo me è che questo massacro assiro non nasce dal niente. Non nasce da un tuo interesse che arriva chissà da quale punto misterioso della conoscenza umana. Ma nasce da un più generale lavoro che è anche visuale intorno alle culture, chiamiamole originarie, preelleniche. Fittizie e reali. 
Fittizie! Ha portato anche al mio ingrandimento di un piccolo talismano dello stesso periodo, conservato al Louvre.

Risalente a che periodo? 
Tra il VII e il VI secolo a.C.: il genocidio assiro, che fu il primo impero della storia. Cioè il primo a intendere le cose come ci tocca intenderle oggi.

Cioè? 
Sono tornate le logiche imperiali. L’Europa ha il ruolo del cappone.

Ah certo. 
Siamo cresciuti facendo finta che fossero cose superate, invece, tu lo sai adesso quale sarà il destino della Groenlandia? Sembrava non aver bisogno di un destino fino a qualche giorno fa.

Senti una cosa, ma perché ti eri ficcato in questo specifico periodo storico? Proprio per questo motivo o semplicemente vagabondando tra biblioteche? Perché questo è un lavoro del 2006-2007, non sono gli albori della rete, però è una rete ancora scricchiolante, diciamo. 
Erano questioni troppo dettagliate per il web.  Ma l’archeologia vive di aggiornamenti continui e il web stava diventando centrale.

Ma dove facevi questo sbattimento? 
Al telefono con specialisti.

E scusami l’ignoranza, ma tutto il lavoro di Pazuzu, cose di questo genere, non è coevo? 
Pazuzu è l’ingrandimento. Sono stati presentati insieme. 

Appunto. E questo significa che tu stavi lavorando anche sulla visualità e anche su un oggetto che potevano essere definiti diciamo una scultura?  
Non è una scultura. Chiamiamolo per quello che è: l’ingrandimento volumetrico di un piccolo talismano di bronzo. 

Più in generale c’era una cosmologia, no? Che in parte reale e in parte fittizia. Scusa se insisto, perché è impossibile ricostruirla senza delle nozioni diciamo storiche. 
Ad un certo punto interviene l’immaginazione, perché deve inventare, appunto. É un’epoca precristiana. 
Hai solo a che fare con le interpretazioni di quello che è rimasto e l’archeologia è una scienza muta. Per ricostruire la lira abbiamo recuperato le radiografie dell’originale mineralizzato.

È vero che tu hai di tuo – prima di entrare nella questione produttiva di questo lavoro – una tendenza ad esplorare fino in fondo crepacci, abissi, conoscenze vertiginose. 
Veri e propri accessi filologici. Sono momenti in cui secondo me, aiutato molto dagli psicofarmaci…

E a seconda di quali erano, giusto? 
Sono i momenti in cui esco dagli esaurimenti. 

Scusami, fammi capire: stante la tipologia dell’esaurimento, arriva una nuova molecola. La molecola ti infila nell’infratto filosofico? 
Certo, la molecola è un lubrificante per la nuova ossessione, che io chiamo “sprofondamento’. E in quell’occasione per più di un anno e mezzo in pratica ragionavo solo di quello.

Ma secondo te sprofondi nell’acqua o sprofondi nella terra? Nella terra. 
È sempre merda. È merda quando si traduce appunto in mancato guadagno, eccetera, eccetera. Però sì, la vicenda si ripete sempre uguale ed è così. 

Da quando sei piccolo? 
Beh, più o meno, sì. 

E non dico con le molecole, in generale l’attitudine è quella. 
No, ma anche con le molecole, da quando sono piccolo. Se non erano prodotti farmaceutici erano diluenti, non so, il Viavà delle bidelle. 

Ah, ma sei sempre stato uno strafattone sul serio. Eri uno strafattone con gli strumenti, con i detergenti della scuola. 
Si dice “autoterapia”, ma mi portavano in ospedale sai? Sì. una volta fu per il diluente del bianchetto. Siccome si seccavano molto prima che fossero finiti, misero in commercio anche i diluenti per ammorbidirli. 

Ah no, pensavo che sapientemente le seccassi per poi fartele con il cartone di alluminio. 
Hai appena inventato le stagnole coi cristalli di bianchetto. 
 
Senti, ma quindi la realtà in sé, lo stare nella realtà, è davvero una cattiva idea per te.
Mi prendo un lusso che altri non hanno. Pensiamola così. 

Te la sei vista brutta? In alcune occasioni, dico.  
Faccio notare che quando uno non ha un comportamento lineare – cioè il corpus delle sue opere non è proprio il massimo della coerenza- gli viene fatto pesare, ecco. 

Eppure, c’è gente che è andata avanti con ecclettismi senza fine, no? Parlo di artisti, forse non contemporanei.  
Potevano permetterselo? Sì potevano permetterselo. 

Parli proprio di classe sociale, di redditi. 
E sempre di più, eh. 

Sono d’accordo. 
Io credo che anche quell’aspetto, oltre alle dinamiche imperiali, stia tornando prepotentemente. 

Non c’è dubbio. E quindi in qualche modo non sarebbe più possibile un lavoro in qualche modo anche di sovrapproduzione, come quello che hai fatto per questo lavoro che si sente in Triennale. Perché l’incredibilità, immagino, per un ragazzo di vent’anni che entrerà nella sala, sarà quella di capire che non c’è quasi nulla di digitale nella ricostruzione che hai fatto, no? 
Certo, è stato un lavoro oltremodo analogico. 

Roberto Cuoghi, l’attualità e l’Intelligenza Artificiale 

Mentre adesso sarebbe economicissimo, cioè riguarderebbe solo la spendita del proprio. O addirittura con l’AI parti intere andrebbero via, che è un piacere. ‘Fammi il pianto delle vedove’, etc. 
Ci dovrei riflettere per quanto riguarda le scelte. Perché l’AI io credo si troverebbe in imbarazzo. Scivolerebbe in qualche sciocchezza. Come succede per certe immagini. Dovrebbe rifarsi alle accordature greche, sperando che fossero dedotte da quelle babilonesi. Aggiungo un altro aspetto. Io non sono un musicista, non sono stato vincolato alle regole della teoria musicale.  L’intelligenza artificiale, invece, sarebbe normalmente ferrata e risentirebbe di canoni che non appartenevano a una popolazione semita di origine sumera. 

Quindi dici che una delle strade al momento, che è una cosa che io- per quanto possa fottere a qualcuno, avvallo assolutamente- uno dei crepacci come li chiami tu, degli sprofondamenti che abbiamo, è l’ignoranza. 
Se complementare alle capacità immaginative. 

Senti, ma uno entra nella stanza di Voce Triennale e cosa sente? 
Sente la rabbia di chi ha perso tutto e sta per essere annientato, questa rabbia é innestata in qualcosa di liturgico che ci è familiare perché è una preghiera, ma rigorosamente pagana. E, bada bene, anche questo è un lusso che noi ci siamo concessi. In questo caso, appunto, l’impero assiro era talmente ingiusto e prepotente che i babilonesi e i protopersiani, cioè i medi, hanno detto “adesso basta”. Gli assiri erano gli impalatori. Gli assiri possedevano tre quarti del mondo. 

Ha un significato che tutto questo avvenga in una zona che per noi è legata alla nascita dell’alfabeto, dei linguaggi e cose del genere, oppure no? 
Allora, non lo so più. Io non me lo ricordo. Io so che volevo fare una lamentazione per la caduta di Ninive. 
Non volevo parlare né di crack finanziario, né…Era il periodo della… come si chiamava? Della Lehman Brothers, eccetera. E quindi anche quando siamo andati a Londra a presentare il lavoro, tutti volevano sapere se ci fossero relazioni con quello che stava succedendo. 

L’opera di Roberto Cuoghi per lo Spazio Voce di Triennale 

E c’erano? 
Cosa? 

E c’erano? 
Io continuo a dire che volevo fare la lamentazione per la caduta dell’impero di Ninive.

E tuttora non ti è mai venuto in mente che si trattasse di cinema senza immagini. Ma adesso che effetto ti fa? 
Che adesso mi ritrovo più giovane. Infatti, è un periodo in cui mi sto costruendo pedali per chitarra. Sto facendo delle pedaliere. Che è decisamente più giovanile come attività.

Ma senti Roberto, per dirla chiara, ma è cresciuta nel tempo la sensazione di essere braccato? In questo farti i cazzi tuoi, pensi che a un certo punto ci sia in qualche modo un meccanismo che possa impedirtelo, un po’ quello che dicevi prima. 
è una bella domanda, ma non ho quell’impressione neppure di fronte a questioni di salute, sì, cioè ho la fortuna di prendere quello che viene come un’opportunità. 

Quindi in qualche modo non hai paura. 
Esatto. Esatto e l’ho sempre saputo, ma ho avuto anche il lusso della conferma.

Carlo Antonelli  

L’articolo "Sperimentazioni sonore alla Triennale di Milano. La prima opera è di Roberto Cuoghi che ne parla con Carlo Antonelli" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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