Un mecenate e i suoi tesori, la presentazione della collezione archeologica di Bilotti Ruggi D’Aragona

  • Postato il 26 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Un mecenate e i suoi tesori, la presentazione della collezione archeologica di Bilotti Ruggi D’Aragona

C’è anche la Calabria nella collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona che sarà presentata a Roma


COSENZA – Il catalogo della mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. Dalla Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma” sarà presentato venerdì 27 febbraio alle 17 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Introduce l’evento: Luana Toniolo, direttrice del Museo Etru. Intervengono: Simona Rafanelli, direttore scientifico del Museo Civico Archeologico di Vetulonia; Vincent Jolivet, Cnrs-Parigi, curatori del catalogo; Florence Le Bars-Tosi, Hartis – Umr 9028 (Université Lille, Cnrs,Mc). L’evento vedrà la partecipazione del collezionista Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona. Collezionista e mecenate molto conosciuto in Calabria e soprattutto a Cosenza dove lui e la sua famiglia hanno donato le preziose opere per l’allestimento del museo all’aperto Mab della città dei bruzi.

NELLA COLLEZIONE REPERTI PROVENIENTI DALLA CALABRIA. «AVEVO PROPOSTO UNA MOSTRA A COSENZA»

Anche in questa collezione c’è Cosenza e la Calabria. In particolare sono compresi i ritrovamenti avvenuti nel 1870 a Cosenza nei pressi di corso Mazzini da parte del bisnonno di Roberto Bilotti. Si tratta di olle (urne usate per gli alimenti o per le ceneri).

C’è poi una parte dedicata al mondo greco con reperti ritrovati in Calabria nel 1700 dai Ruggi D’Aragona nella zona della locride. Sono reperti tramandati da generazioni e che nel tempo si sono arricchiti. Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona racconta anche di aver proposto all’amministrazione di Cosenza una mostra con questi reperti che provengono anche dalla zona bruzia ma «non ho ricevuto nessuna risposta» dice amareggiato.

LE DUE EREDITÀ FAMILIARI: BILOTTI E RUGGI D’ARAGONA

Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona unisce simbolicamente e materialmente le due eredità familiari: quella Bilotti e quella Ruggi d’Aragona, cresciuto in un ambiente di collezionisti e mecenati, arricchì il nucleo originario con acquisti in asta mirati a rappresentare la varietà delle produzioni ceramiche del Mediterraneo antico.

La sua collezione costituisce un insieme di straordinaria rilevanza per la storia del collezionismo archeologico in Italia. La sua formazione è il risultato di un lungo processo di stratificazione, che ha coinvolto nuclei di diversa provenienza geografica, connessioni familiari e il contributo di singole figure dedite alla ricerca e alla conservazione del patrimonio antico. Essa si configura pertanto come un caso emblematico per comprendere le dinamiche di trasmissione, integrazione e valorizzazione dei reperti archeologici dal XIX.

LE COLLEZIONI PARTONO TRA IL 1700 E IL 1800

Tra la metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in un periodo segnato dalla crescente passione antiquaria del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, i Ruggi d’Aragona svilupparono un interesse sempre più consapevole per la collezione e la conservazione delle antichità, partecipando al fervore intellettuale che accompagnò le scoperte di Pompei, Ercolano e Paestum. In questo contesto si forma un primo nucleo collezionistico di vasi e reperti provenienti dai territori sui quali la famiglia deteneva ampie proprietà fondiarie in Campania.
Nell’Ottocento, la famiglia Bilotti, di antica origine beneventana, emerge nel panorama culturale meridionale come una delle più attive interpreti di quella nuova forma di antiquaria colta che, accanto al collezionismo tradizionale, si nutriva di un interesse scientifico per l’archeologia e per la storia del territorio. Paolo Emilio Bilotti (1860 -1927) aveva raccolto una vasta collezione archeologica costituita da circa undicimila reperti tra i quali rare monete magno greche.

CARLO BILOTTI E L’ARCHEOLOGIA SUBAQUEA A CAPO COLONNA

Carlo Bilotti (1934-2006), imprenditore e appassionato archeologo, proseguì e ampliò l’interesse per le antichità, orientandolo verso una ricerca sul campo di impronta quasi pionieristica. Fu anche tra i primi in Italia a praticare indagini archeologiche subacquee in Calabria, conducendo con Ruggero Iannuzzi scavi sottomarini ai piedi del tempio di Hera Lacinia presso Capo Colonna.

Questa attività rivela una sorprendente sensibilità metodologica e un approccio moderno allo studio del contesto archeologico. Attraverso queste esperienze, la famiglia si è consolidato un modello di collezionismo erudito, in cui l’oggetto antico non era considerato soltanto come un bene estetico ma come testimonianza storica e culturale del passato mediterraneo. Tale visione, trasmessa alle generazioni successive, costituirà uno dei fondamenti ideali della futura Collezione Bilotti Ruggi d’Aragona, intesa come ponte tra la conoscenza scientifica e la valorizzazione pubblica del patrimonio.
La Collezione Bilotti Ruggi d’Aragona rappresenta un caso emblematico, dove la continuità tra l’antiquaria settecentesca e la percezione odierna del patrimonio archeologico si riflette in un corpus unitario di opere, capace di documentare l’evoluzione delle culture greche, magnogreche, etrusche e italiche dal VI a.C. fino all’epoca imperiale.

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