Venezia come museo diffuso: archeologia, contemporaneo e nuovi spazi culturali. Ecco il programma 2026 dei musei civici

Tredici sedi museali, nuovi poli in via di definizione, depositi, biblioteche, restauri e progetti di lungo periodo disegnano una mappa che attraversa la città storica, la laguna e la terraferma. Il 2026 arriva, infatti, in un momento di particolare solidità per la Fondazione Musei Civici di Venezia che ha registrato oltre 2,4 milioni di visitatori nel 2025, con un significativo incremento nei mesi invernali. Ma al centro è soprattutto la struttura diversificata del programma che sceglie una trama coerente per mettere in relazione archeologia, storia della Serenissima, Settecento veneziano, moderno e contemporaneo e divulgazione scientifica.

Il programma 2026 del MUVE: tra archeologia e scienza

Si parte da Palazzo Ducale, dove a marzo apre Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, una grande mostra che affronta il tema delle civiltà preromane del Nordest. L’acqua, elemento fondativo tanto per Venezia quanto per le culture antiche, diventa la chiave per rileggere culti, scambi e geografie sacre, inserendo la laguna in una storia più ampia e stratificata. Accanto all’archeologia, il 2026 segna passaggi importanti sul fronte dei percorsi permanenti. Il Museo Correr è al centro di un rinnovamento che guarda al futuro “Grande Correr”, mentre proseguono gli interventi di valorizzazione al Museo di Torcello e le ricerche del Museo di Storia Naturale, rafforzando il ruolo scientifico e narrativo delle collezioni. Qui il museo torna a essere strumento di conoscenza prima ancora che spazio espositivo, capace di raccontare Venezia come organismo storico, ambientale e culturale complesso.

Il programma 2026 del MUVE: l’arte moderna e contemporanea

Ma è soprattutto sul versante del moderno e del contemporaneo che il programma 2026 punta. Ca’ Pesaro inaugura con una grande mostra dedicata a Jenny Saville, in apertura il 28 marzo, che ripercorre la carriera dell’artista britannica dagli Anni Novanta a oggi, mettendo in relazione opere storiche e nuovi lavori pensati per Venezia. Nelle sale Dom Pérignon trovano spazio invece progetti più mirati, come quello di Hernan Bas, accanto a focus su figure del Novecento legate al contesto veneziano, da Gianmaria Potenza a Silvio Gagno. Il Museo Fortuny prosegue prima con Antonio Scaccabozzi, poi con Erwin Wurm, che dal 6 maggio porta nelle stanze dell’ex dimora Fortuny le sue sculture ironiche e spiazzanti, capaci di interrogare identità, corpo e convenzioni sociali in una dimensione ludica. Una continuità che attraversa anche il Correr, dove l’artista iraniano Bizhan Bassiri interviene con Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico, e dove le Sale Canoviane ospitano, dal 30 aprile, un dialogo inedito tra Julian Charrière e Antonio Canova, giocato sulla materialità e sulla trasformazione della forma.

Il programma 2026 del MUVE: l’apertura della Casa delle Contemporaneità a Mestre

Il 2026 vede però anche l’ampliamento del Museo del Vetro di Murano, il percorso verso il Grande Correr e soprattutto l’apertura di MUVEC – Casa delle Contemporaneità a Mestre: quest’ultimo nasce come polo permanente dedicato all’arte dal secondo dopoguerra a oggi, rafforzando il ruolo della terraferma come spazio di produzione, studio e sperimentazione. Una scelta che dialoga con altri progetti strategici, come il recupero delle Casermette di Forte Marghera. A tenere insieme questa visione è il lavoro decennale della presidente Mariacristina Gribaudi, che proprio nel 2026 conclude il suo mandato. 

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Autore
Artribune

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