Francesco, errante tra Albert Camus e Mario Pomilio. Il destino della vocazione
- Postato il 23 gennaio 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
- 2 Visualizzazioni
Pierfranco Bruni
Albert Camus ebbe a scrivere di San Francesco d’Assisi che fu un ribelle, chiedendosi: “Cos’è un ribelle? Un uomo che dice no!”. Il suo “uomo in rivolta”, tutto mediterraneo, è una metafisica dell’uomo spirituale.

Non accetta la modernità e viaggia lungo la strada del paziente ribelle. Comprende la speranza e coglie il segno dal quale, proprio nella speranza, si spegne il tragico.
Con la luce della speranza si apre l’uomo nuovo, che nasce appunto dalla ribellione – rivolta.

Proprio come lo aveva definito Ernesto Buonaiuti nel suo libro del 1925 su Francesco, considerandolo, in fondo, un ribelle che non accetta la teologia ma si veste di rivoluzionario contro la modernità. Lo definisce “…un puro e semplice come un primitivo” e la sua spiritualità come “la primavera della disciplina francescana”, creando un percorso “della vita umana e della passione di Cristo, dal presepio di Greccio al Golgota della Verna”.

Una visione, quella di Buonaiuti, che spinge Ignazio Silone a riflettere comparando la dimensione francescana al suo Celestino V, il Papa della grande rinuncia, considerandolo come “un povero cristiano“. Silone trova nel povero cristiano “l’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto, è libero”.
Non è proprio l’immagine di Francesco? Dirà di più Silone quando sostiene, sostanzialmente, che il cristiano vive un “mondo semplice, chiaro, evidente” che non ha la “tentazione del potere”.
Il francescanesimo è quell’umiltà che, per Silone, si ritrova nei suoi “cafoni”. Ancora Buonaiuti conclude il suo lavoro su Francesco scrivendo: “I grandi maestri della fraternità umana vivono immortali proprio in virtù del lento, macerante martirio a cui debbono essere sottoposti le loro aspirazioni e il loro programma, per fiorire e fruttificare sul solco arido, ingrato e tardo della vita associata”.
Siamo chiaramente dentro i “codici” metafisici dei “Fioretti”.

Su questa strada è leggibile il tratto di Francesco Grisi nei suoi saggi sul Santo d’Assisi, soprattutto quando afferma che “Il destino di Francesco era la vocazione. (…) Aveva intuito che era necessario accettare e svuotare di ogni contenuto le forme mediocri nella Chiesa e fuori”.
È naturale che la presenza di Gioacchino da Fiore risulti incisiva.

Mario Pomilio, in riferimento a ciò, dirà: “Dietro di lui c’era stato Gioacchino da Fiore, e anche lui s’era richiamato all’esigenza di liberare i Vangeli dai formalismi della ‘lettera’ e di leggerli secondo lo ‘spirito'”. Pomilio insiste: “… sarebbe stato il recupero della ‘lettera’ dei Vangeli la vera restituzione dello ‘spirito’ dei Vangeli. Che fu la novità e il paradosso di San Francesco”.
È certo che non si tratti di una visione eretica di Francesco nella temperie medievale.

Piuttosto, quella di un “uomo in rivolta”, per riprendere la chiosa di Camus, o anche di un viandante e di un giullare di Dio, come ben sottolineò Hermann Hesse.
Il cammino di Francesco nei linguaggi della letteratura è una “tensione” dell’anima che attraversa i deserti ma si riconcilia nella preghiera, che resta la forte “rivolta metafisica” (Camus), volontà e potenza della cristocentricità. In Francesco insiste la rivolta di Cristo, ovvero la vera obbedienza a Dio.
…

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
@Riproduzione riservata
L'articolo Francesco, errante tra Albert Camus e Mario Pomilio. Il destino della vocazione proviene da Paese Italia Press.