Nasce una nuova Biennale d’arte contemporanea nell’emirato di Ras Al Khaimah. Due artisti italiani alla prima edizione
- Postato il 15 gennaio 2026
- Arte Contemporanea
- Di Artribune
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Con 65 artisti invitati da 37 Paesi e sotto la direzione artistica di Nora Razian e Sabih Ahmed, la terza edizione della Diriyah Biennale di arte contemporanea si appresta a partire alla fine di gennaio 2026 (dal 30 gennaio presso il JAX District, ex area industriale rigenerata alla periferia di Diriyah, città a pochi chilometri dalla capitale Riyadh e sede di un sito patrimonio dell’Unesco). La manifestazione saudita, nata per parlare al mondo da uno dei nuovi epicentri internazionali del sistema dell’arte, prosegue così nel suo intento, nell’anno in cui si attende anche il debutto – già nel mese di febbraio – di Art Basel Qatar, che conferma l’interesse per i mercati degli Emirati Arabi.

La nuova Biennale d’Arte Contemporanea di RAK negli Emirati Arabi
Matura in questo contesto la nuova Biennale d’Arte Contemporanea di RAK Ras Al Khaimah, organizzata dalla Al Qasimi Foundation e da Ras Al Khaimah Art sotto la direzione di Suqrat Abdullah Bin Bisher, la cui prima edizione si terrà dal 16 gennaio all’8 febbraio nell’alveo del Ras Al Khaimah Art Festival 2026, presso lo storico Al Jazeera Al Hamra Heritage Village, villaggio di pescatori e coltivatori di perle di origine seicentesca. Una rassegna di dimensioni contenute che prende forma nell’emirato più settentrionale degli Emirati Arabi Uniti (quello di Ras Al Khaimah), curata da Sharon Toval, e nasce con l’invito a connettersi nel segno dell’arte, intitolata alle Civiltà: Sotto lo stesso cielo.
Il tema della prima edizione della Biennale di RAK
Gli artisti presentati nei quattro padiglioni tematici esploreranno, infatti, i valori condivisi dall’umanità, mettendo in risalto il potenziale della creatività a partire dal concetto di civiltà, intesa come baluardo di identità, memoria e immaginazione.
In Biennale coesisteranno, dunque, installazioni immersive, fotografia, video, suono e artigianato, per celebrare la diversità dell’espressione umana e i punti di contatto che ci uniscono attraverso le culture. Perché le civiltà, spiegano gli organizzatori, fioriscono non attraverso l’uniformità ma attraverso la molteplicità.

I padiglioni della Biennale di RAK. Gli artisti italiani presenti
Il primo padiglione sarà dedicato allo “spirito interiore”, che si esprime “nel nostro rapporto con la natura, nelle lingue che parliamo, nell’arte che creiamo e nei modi in cui percepiamo la realtà”. Al suo interno coesisteranno l’installazione video meditativa di Sutee Kunavichayanont e la performance di Stefano Cagol – in rappresentanza dell’Italia alla Biennale, insieme a Francesca Fini – sull’isola norvegese di Golta, filmata sotto il sole di mezzanotte, che invita a riflettere sulla precarietà ecologica. Sotto lo stesso cielo è il tema del secondo padiglione, che introduce il confronto tra i metodi di progettazione tradizionale e le tecnologie emergenti, fino ad arrivare alla tecnologia artificiale. Il terzo padiglione propone, invece, Visioni dalla fonte, celebrando le voci delle artiste che rivelano la complessità della condizione femminile. Si chiude, con l’ultimo padiglione, guardando agli Orizzonti futuri, esplorando futuri speculativi in cui AI, dati e strumenti digitali coesistono con mito, rituale e memoria. Tra le opere in mostra anche la serie fotografica Acrobatie di Hicham Benohoud, che mostra corpi che si contorcono all’interno di interni domestici, e il progetto Heritage di Marie Hudelot, che trasforma oggetti ordinari in costumi e totem. Mentre Romain Thiery presenta una serie di pianoforti abbandonati in Requiem pour Pianos, e Francesca Fini la serie YouTube basata sull’intelligenza artificiale Posh on Mars.
La voce delle artiste sulla condizione femminile nel mondo
Tra le artiste presenti, con Samandara (una torre di coperte da dote), Hannan Abu-Hussein onora il lavoro spesso invisibile delle donne; mentre CodeX di Sophy Abu Shakra fonde il ricamo con il codice digitale, incidendo motivi nel legno d’ulivo. L’uguaglianza di genere e la giustizia sociale emergono in Defiant Dancing Corps di Samaneh Roghani, un labirinto di autoritratti che mappa le lotte delle donne, e nelle performance di Kawita Vatanajyankur, dove il corpo diventa uno strumento che interroga il lavoro, il consumismo e i ruoli di genere.
Gli artisti presenti alla prima edizione della Biennale d’Arte Contemporanea di RAK Ras Al Khaimah
Sutee Kunavichayanont, Stefano Cagol, Hannan Abu-Hussein, Hicham Benohoud, Marie Hudelot, Dadoune Miyazawa, Miguel Ripoll, Kawita Vatanajyankur, Yifat Bezalel, Samaneh Roghani, Kenji Kojima, Francesca Fini, Vincent Martial, Rotem Tamir, Romain Thiery, Thodoris Trampas, Sophy Abu Shakra,, Gökçen Dilek Acay, Lupie Lup, Barak Rotem.
Livia Montagnoli
L’articolo "Nasce una nuova Biennale d’arte contemporanea nell’emirato di Ras Al Khaimah. Due artisti italiani alla prima edizione" è apparso per la prima volta su Artribune®.