Il Tempo del Giudizio. L’installazione di Michelangelo Pistoletto alla Regione Lombardia
- Postato il 20 gennaio 2026
- Arte Contemporanea
- Di Artribune
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C’è un momento preciso, entrando nell’installazione Il Tempo del Giudizio di Michelangelo Pistoletto, in cui si capisce che non si è davanti a un’opera da osservare: è uno spazio da abitare. Non accade subito. È una consapevolezza che emerge per gradi, mentre il corpo si orienta, lo sguardo cerca un punto fermo e scopre che non esiste. Qui non c’è una distanza di sicurezza. L’esperienza non si esaurisce nella visione: è una lenta modifica della postura, una disposizione che coinvolge il visitatore prima ancora che egli possa formularne il senso. L’installazione – curata da Francesco Monico e inaugurata il 16 gennaio – si può visitare fino al marzo 2026 presso il foyer dell’Auditorium Testori presso la sede della Regione Lombardia.

Il Tempo del Giudizio di Michelangelo Pistoletto
Nel Tempo del Giudizio è evocata ogni grande tradizione religiosa, e da un solo segno: l’inginocchiatoio per il cristianesimo, il tappeto da preghiera per l’islam, la statua del Buddha per il buddhismo. L’ebraismo appare tramite due grandi specchi sagomati come le Tavole della Legge. Davanti a ciascun elemento, superfici riflettenti moltiplicano le immagini e le sovrapposizioni. Lo specchio è dispositivo che impedisce la fissazione del senso e costringe ogni gesto a restare esposto.
Il rispecchiamento non restituisce mai un’immagine neutra. Rimanda sempre qualcosa in più: il visitatore che passa, il corpo che si muove, il presente che irrompe dentro simboli nati per durare. Ogni tradizione è costretta a incontrare la propria immagine oggi, qui, ora. Non nel tempo sospeso della dottrina. Siamo nel tempo concreto della storia condivisa. Le differenze restano intatte, riconoscibili. Tuttavia, non possono più chiudersi. Il sacro smette di funzionare come recinto identitario e diventa relazione, esposizione, responsabilità.
L’opera di Michelangelo Pistoletto
In questo spazio, anche lo spettatore perde la protezione del ruolo. Non è più colui che guarda da fuori, che valuta o interpreta mantenendo una distanza. Il proprio volto appare accanto ai simboli religiosi, mescolato ai loro riflessi. Il corpo entra nel campo dell’opera e ne diventa parte attiva. Il Tempo del Giudizio non concede la comodità della distanza critica: ogni sguardo è già implicato, ogni presenza produce una traccia. La consapevolezza nasce da una condizione semplice e destabilizzante: essere visti mentre si guarda. È in questa esposizione reciproca che prende forma una dimensione etica elementare, non dichiarata, inevitabile.
Attraversando questo ambiente, viene in mente la diagnosi che Hartmut Rosa formula sul nostro tempo. Viviamo in società accelerate, iperattive, attraversate da un flusso continuo di stimoli, decisioni, conflitti: ciò che manca non è il movimento, ma la “risonanza”, l’esperienza in cui qualcosa ci parla davvero e noi possiamo rispondere, lasciandoci trasformare, senza ridurlo a oggetto di controllo o di consumo.

La tradizione religiosa nell’opera di Pistoletto
In questa prospettiva, la religione appare come custode di una competenza oggi rarissima, la risonanza, appunto. Le tradizioni religiose “hanno a disposizione narrazioni, domini cognitivi, riti, pratiche e spazi in cui un cuore che ascolta può venire coltivato e sperimentato” (H. Rosa). Hanno simboli che insegnano a fermarsi, a riconoscere il limite, a fare spazio a ciò che non si può dominare. Simboli, narrazioni e spazi che le società contemporanee hanno in larga parte smarrito, sostituendoli con dispositivi di efficienza, velocità e prestazione.
L’installazione di Pistoletto riattiva la capacità di risonanza. I simboli non vengono spiegati né tradotti in un linguaggio universale. Vengono esposti alla presenza dell’altro, messi in condizione di risuonare o di restare muti. Lo specchio impedisce l’appropriazione. Costringe, piuttosto, a esporsi ad esso, accettando che non tutto possa essere posseduto o risolto.
La sede alla Regione Lombardia
In questo senso, lo spazio dell’installazione funziona come uno spazio pubblico nel senso più profondo del termine. Non perché rappresenti una comunità ideale, ma perché mette in gioco le condizioni minime della convivenza: visibilità reciproca, esposizione, responsabilità. La risonanza religiosa, qui, non è confinata alla sfera privata dell’interiorità: si manifesta come una pratica che riguarda il modo in cui si abita un mondo comune. Il sacro non fonda identità chiuse, apre invece uno spazio di risonanza.
Anche il titolo dell’opera va letto in questa chiave. Il “giudizio” non rimanda a un tempo finale né a una sentenza dall’alto. Accade ora. Coincide con il presente storico, con il momento in cui le tradizioni religiose, immerse nello stesso spazio globale, non possono più ignorarsi. Il giudizio prende forma nelle conseguenze delle scelte spirituali, etiche e politiche. Ogni apertura o chiusura produce effetti che si propagano nel campo comune e non possono essere cancellati. Il giudizio più che condannare e separare, espone, rende visibile.
Qui la convergenza tra Pistoletto e Rosa diventa particolarmente netta: la riattivazione del sacro come spazio di risonanza. L’arte, in questo caso, non prende il posto della religione. La espone a una prova: quella della responsabilità nel presente, davanti agli altri e insieme agli altri.

La pace secondo Michelangelo Pistoletto
La pace che Il Tempo del Giudizio lascia intravedere non è un ideale astratto né una formula conciliatoria. Nasce da una fenomenologia del rispecchiamento che rende l’alterità inevitabile. L’altro non viene assimilato né respinto: diventa condizione per comprendersi. La responsabilità emerge come effetto dell’esperienza stessa, non come norma imposta dall’esterno.
Da qualche tempo dialogo con Pistoletto di spiritualità e religioni, e il nostro volume Spiritualità è un frutto maturo di questa conversazione. Insieme ad altri esponenti religiosi, ho presentato Il Tempo del Giudizio, che ormai fa parte di un discorso organico alla produzione del maestro. In un’epoca in cui la crisi della fede e la crisi della democrazia sembrano avanzare insieme, l’installazione costruisce uno spazio controcorrente. Un luogo in cui il sacro non promette soluzioni, ma restituisce una possibilità più fragile e più esigente: tornare ad ascoltare. E, forse, a risuonare, insieme, dentro la stessa storia condivisa.
Antonio Spadaro
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L’articolo "Il Tempo del Giudizio. L’installazione di Michelangelo Pistoletto alla Regione Lombardia " è apparso per la prima volta su Artribune®.